Rassegna storica del Risorgimento
TRIESTE ; CLASSI SOCIALI ; SOCIALISMO
anno
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1951
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pagina
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207
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APPUNTI INTORNO ALLA QUESTIONE SOCIALE A TRIESTE
NEL SECOLO XVIII
Nell'antico Comune triestino, isolato tra gli ostili possessi veneziani ed il povero ducato di Carinola non poteva esistere una questione sociale nel senso moderno della parolav L'economìa, ristretta a scarse attività commerciali, agricole e marinare, e l'industria, consistente in alcune saline dal reddito modesto, non davano adito né alla formazione di capitali e di imprese di vasto respiro, ne al costituirsi di ceti operai ed artigiani che avessero consistenza. La produzione del vino e dell'olio richiedeva molte fatiche per un tratto che raramente era del sei per cento; *) quella del sale pativa per la gelosa concorrenza veneziana (e progressivamente decadde); difficile era la vita anche entro le mura cittadine dove sarti, bottegai e barcaiuoli fallivano frequentemente. Le minuscole ville slave del contado erano appartate ed avevano regolati da appositi arbori i loro obblighi feudali.
Questo sistema non ebbe la forza di costituire vere e proprie corporazioni di mestiere; era ospitale con chi veniva per esercitare un'arte, perchè mirava a raggiungere almeno il più prospero livello delle vicine cittadine istriane. Gli accolti però dovevano sottostare alla minuta regolamentazione prevista dagli statuti che, insieme ai dazi, difendeva quella scarna economia con un protezionismo tipicamente medievale. Con garzoni e servi vigevano contratti patriarcali, generalmente a lunga scadenza, che garantivano vitto, alloggio e vestiario in cambio delle prestazioni. 2)
Da queste strettezze il Comune, che toccò raramente fino alla metà del secolo XVIH, i cinquemila abitanti, non poteva evadere; e neanche lo potevano i singoli (emigrare era un caso raro allora) che tentavano non di rado le vie illegali del contrabbando e del delitto contro la proprietà.
Fronteggiare questi spostati non era, d'altronde, problema difficile: ai cattivi ai provvedeva con una persuasiva tecnica penale, e a vantaggio degli innocui e miseri era predisposto un rudimentale sistema di carità ed assistenza ob reverentiam Dei et Virginia Mariae. Un Hospitalis infirmorum... prò sustentatìone pauperum Ckristi è ricordato negli statuti del 1350, dai quali si ha anche notizia di un fontico che regolava il difficile approvvigionamento del grano. Esistevano poi le elemosine di privati e Confraternite ed i sussidi della Chiesa che vi destinava la quarta parte del ricavato delle decime.3) Pare che anche il Comune avesse' un fondo dei poveri.
Certamente né elemosine ne elargizioni erano abbondanti. La vita popolare doveva per lo più. esaurirsi in una diuturna lotta a causa del tenore basso di esistenza; senza scuole e con scarse possibilità, artistiche per l'artigianato, lo sbarramento verso più elevate affermazioni dello spirito era rigoroso. Unica cultura era la religiosa, o meglio la cattolica tradizionale, mista di credulità e di buon senso, di moralità e di moralismo, di pragmatismo e di csemplarismo, cui si può aggiungere la rappresentazione di qualche mistero e commedia, qualche ballo pubblico. *) Era nella non trascurabile vivacità della vita quotidiana che il popolo trovava le ragioni della propria esistenza.
D E. CUMN, Le condizioni giurìdico-economiche dell'agro triestino nel secolo XVIII, in Lo Porta Orientai** Trieste, novembre 1932.
-') Le formule di giuramento che permettevano l'esercizio delle varie arti sono nel primo libro degli Statuti del Comune (ed. a cura del Comune stesso, Udine, 1727); 13)', gi veda la puntato / poveri e i pitocchi, nella .Raccolta dello leggi, ordinanze 0 regolamenti speciali per Trieste, Trieste, 1861. (Compilata dal KANDX,ER).
4) C. COHIEL, // teatro di S. Pietro di Trieste, Milano, 1937, proemio.