Rassegna storica del Risorgimento
TRIESTE ; CLASSI SOCIALI ; SOCIALISMO
anno
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1951
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211
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Appunti intorno alla questione sociale a Trieste, ecc. 211
dalla città con la quale avevano solamente relazioni estrinseche.l) Con la loro attività, che sarà troncata dalla rivoluzione dei mezzi di trasporto, diffusero nel retroterra il progresso che si stava attuando nella città, la quale ebbe cosi importante funzione civilizzatrice.
E pure il territorio, immoto da secoli in una forma quasi preistorica di vita, comincia di conseguenza ad agitarsi. Se ancora nel 1735 l'arresto a furor di popolo nella villa di Opeina di due galeotti e di un soldato fuggiti da Trieste a) rivelava una mentalità prcsanfedista aderente ad un principio giuridico e morale ccsaro-papiBta che durerà lungamente addentro il secolo XIX, ben presto i più intraprendenti guardano più lontano. I proprietari latini discesi nel porto hanno abbandonato saune e poderi che diventando la prima conquista dei miseri contadini sloveni danno origine allo slavismo suburbano di Trieste. Ma da ogni parte si emigra verso la città dove ai trovano facilmente almeno oggetti di prima necessità.
La città si espandeva oltre le mura, nella struttura razionale e moderna del borgo tercsiano e nei lavori d'ampliamento delle strade e del porto che impiegavano-molti maestri di muro venuti dalla Ceraia. Cominciava, con alti e bassi di fortuna, lo sviluppo delle industrie, ancora su base artigiana e con interessi quasi sempre locali; erano fabbriche di velluti, sete, cera, sapone, rosolio, che raramente occupavano più di una decina d'operai. I maestri d'arte erano spesso genovesi, livornesi, veneziani, bergamaschi perchè il mercato richiedeva artieri specializzati, che né il retroterra nò la popolazione locale erano in grado di offrire.3) Fuggivano da Venezia, provocandone Tira. Si meditò addirittura di far uccidere il maestro arsenalotto Matteo Firona che dirigeva a Trieste i lavori nel porto. Ma fu costui che, accumulando una notevole fortuna, dimostrò che valeva la pena di correre fi rischio. Quelli che venivano, attratti dalla larghezza delle immunità e dalla facilità dei guadagni, avevano spesso dubbia fama, per cui sulla moralità dell'ambiente triestino corsero giudizi poco lusinghieri (triestin mezo ladro e mezo assassin diceva un proverbio). Si dovette ridurre la franchigia per colpe commesse in altri paesi.4)
Dal confronto tra il censimento del 1735 e quello del 1775 si può rilevare lo sviluppo delle singole categorie: il numero dei fabbri passa da 23 a 86, quello dei marinai da 36 a 191, i calzolai da 18 a 195; nel 1775 troviamo inoltre 129 bottegai, 158 muratori, 121 falegnami. Un calcolo approssimativo attribuisce a questo popolo minuto un nummo di tre quarti della popolazione cittadina che dai 3875 abitanti del 1735 e dai 6433 del 1758 era salita ai 10664 del 1775 e toccherà e 20900 nel 1800. I più erano venuti dal Goriziano, dal Carso, dal Lubianese, ma non indifferente era stato l'apporto dei veneti, degli istriani, dei friulani, i quali, in possesso di una tecnica e di una coltura più progredita, formavano i quadri su cui si regolava l'afflusso degli allogeni. Fu questo
1 Nel 1716 furono allargate le strade clic conducevano al porto in modo che anche i carri slesiani potessero arrivare al mare. (A. TAMARO, Storia di Trieste, Roma, Stock, 1924, voi. II, p. 160). Se l'aggettivo si riferisce alla provenienza e non alla forma dei carri risulta confermato la min tesi.
2) A. SCUSSA, Diari, cit., in data 14 gett. 1735.
3} Si veda OcciONJ--BaWAFFONS, / vostri bisnonni o Trieste nel secolo XVIII., in Archeografo Triestino, 1892, p. 427 e L. MOBTEANI, Condizioni economiche di Trieste ed latria nel sec. XV IH studiate dalle Relazioni dei Podestà e Capitani di Cu podi stria, in Programma del Ginnasio Comunale Superiore di Trieste, anno XXV, 1887-88.
*J F. GUSTI*, Appunti, cit., p. 119.