Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE ; MEYSENBUG (VON) MALWIDA
anno
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1951
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pagina
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215
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Giuseppe Mazzini e una scrittrice tedesca 215
brindisi: all'Anarchia! al che Herzen, alla Meysembug la quale scrive dWer brindato scherzando, sorrìdendo rispose: Ce n' est pas moi qui l'ai dit (VoL I, pag. 403).
Herzen adunque doveva essere il presentatore della Meysembug a Mazzini. Proprio il russo che nutrì sempre simpatia profonda per il popolo italiano, che di Mazzini fu amico, salutandolo uno dei più potenti organizzatori che la storia ricordi, doveva far sì che la scrittrice tedesca conoscesse quell'uomo del quale lei, diventata poi italiana di adozione, scriverà che aveva il tipo perfettamente nazionale* non poteva essere che italiano e la principale qualità dei suoi compatrioti si riscontravano in lui nel più. alto grado, alcune volte ricordava il più grande degli. italiani: Dante, e specialmente nel misticismo religiosamente filosofico... (voi. H, pag. 283).
Cosà, ecco tre persone che, nella lotta a favore delle nazionalità oppresse, sia pure condotta con diversa ideologia, si conoscono e vivono a contatto reciproco in Inghilterra, nazione liberale sì. ma imbevuta di quello spirito utilitaristico che fece dire a Giorgio Cannine essere la funzione-dell'Inghilterra essenzialmente neutrale non solo tra nazioni in contesa, ma pure tra principii in contrasto, al che Mazzini, colla sua foga solita rispose domandando: Potremo noi ammirare la condotta di una nazione che, mentre dovunque gli uomini, al di là delle sue frontiere, muoiono per un'idea ed i tiranni uccidono per ingiusta ambizione, celsascdet in arce e guarda la continua lotta tra martiri e aguzzini come uno spettacolo di gladiatori?.
Parole queste scritte da Mazzini per la People's International League nel 1847, quando i tre personaggi in parola non si conoscevano di persona, ma che, cinque anni dopo, ben potevano rappresentare ancora il pensiero del loro autore e di Herzen è della Meysembug, compagni d'esilio nel 1852.
Naturale che la Meysembug, la quale già conosceva certamente Mazzini attraverso i suoi scritti e chi dei profughi di qualunque nazione del continente e in qualunque parte si trovasse in Europa o al di là dell'Oceano non lo conosceva almeno come scrittóre? fosse desiderosa di avvicinarlo di persona. E lo avvicinò infatti un giorno in casa Herzen, colpita anzitutto dalla sua modestia che scrive la Meysembug faceva tanto contrasto coll'apparato quasi regale di cui si circondava Kossuth.
Mazzini era di statura media; svelto, elegante, piuttosto magro e nonimponente. Solo la sua testa corrispondeva all'immagine che la fantasia potea crearsi di lui e quando si guardavano i suoi nobili lineamenti, la fronte sulla quale si leggevano i profondi pensieri, gli occhi neri dai quali trasparivano nello stesso tempo il fuoco del fanatico e la dolcezza dell'uomo di cuore, si sentiva di essere attratti nel circolo magico di cui egli era il centro. Si comprendeva che era impossibile restare indifferenti davanti a luì e che si doveva diventargli amico o nemico (voL I, pag. 449).
Questo l'abbozzo del ritratto del Genovese visto dalla Meysembug, la quale con qucll'aui, aut di amicizia o dì inimicizia, non sembra forse voler riportarci al ricordo dei Mazzini della famosa lettera del 1831 a Carlo Alberto, che ha se no, no.' in epigrafe e finisce coll'al terna tiva della scelta posta al Sire dalla posterità ; H Primo tra gli nomini, o l'Ultimo de' Tiranni italiani. Scegliete !.
Comunque, la scrittrice subito dopo accenna anche a una discussione intavolatasi allora tra Mazzini, Herzen e Saffi, nella quale faceva risalto la ferma volontà del primo di trasfondere la sua fede negli Italiani, nel progresso dell'Italia verso la civiltà per diventare più nobile, più morale, più fedele ni suoi doveri, ricordando la capitale jj cui nome Roma li leggo a rovescio amor. Ed quest'ultima parola che Mazzini getta in faccia a Herzen, il negatore per eccellenza, che, venuto in occidente nel 1847 fuggendo il dispotismo e anelando alla libertà, quando vide cadere i suoi sogni dopo il