Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <233>
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Funzione storica del giornalismo a Trieste 233
per quasi due settimane l'autorità gli fa sospirare la licenza di vendita nelle tabaccherie. Così del primo numero non se ne vendettero che 32 copie. *) I soloni della città arric­ciavano il naso: era un giornaletto per il popolino. Ma quando, dodici giorni dopo, giunse l'attesa licenza, se ne vendettero 400 copie; un decimo della tiratura deH'dria, sino ad allora imperante.
H Piccolo ha una tattica tutta sua. Non si occupa di politica, non può occuparsene. Le notizie dall'estero occupano circa due terzi della prima colonna. L'Austria è come se non esistesse; viceversa la vita delle altre città italiane, vi è riflessa nei vari aspetti in telegrammi}, che viceversa sono ritagli di giornali di Milano, Torino, Roma, Napoli* giunti a Trieste con le comode poste del tempo.
La cronaca della città vi è abbondante per lo spazio disponibile, accuratissima, scru­polosamente esatta, con lo scopo evidente di destare l'attenzione del popolino : pronto però il redattore ad adombrarsi quando il 5 agosto del 1882, tre giorni dopo l'attentato dinami­tardo antidinastico che il giornale ha voluto ignorare, la*viennese Neue Freie Presso affer­ma con dileggio che questo giornale è diffuso solo tra il basso popolo . H Piccolo scatta: La Sfatte Freie Presse è stata benigna di occuparsi di noi. E fra i suoi telegrammi, accennando al silenzio del Piccolo nel primo giorno dopo l'attentato, ha detto che il nostro giornale è diffusissimo tra la bassa classe del popolo. Se per bassa classe del popolo l'aristocraticaPresse intende ciò ch'era a suo tempo la canaglia per i signori di una volta, abbiamo l'onore di dichiarare che ci gloriamo dei nostri lettori. La canaglia di una volta è l'operaio di oggi. Ed è l'operaio che rappresenta il lavoro; e la sua mano indurita alle fatiche può venir stretta dalla borghesia e dall'aristocrazia. Le basse sfere a cui fa cenno la iVeite Freie Presse sono sparite; noi e tutto il mondo civile non conosciamo che un popolo; e il Piccolo fu fondato appositamente perii nostro popolo .
Infatti, le popolazioni di Trieste e un po' alla volta dell'Istria, del Goriziano, di Fiume, della Dalmazia, vengono metodicamente- conquistate da questo giornale pacato* sereno, informatore onesto e imparziale, geloso soltanto delle patrie tradizioni, di ciò che ha nome ed essenza d'italianità.
Uno .alla volta, dalla perdita dei lettori, gli altri giornali sono stati costretti al silenzio, cosi II Mattino, Il Cittadino, Adria, VAlabarda ecc., come pure sono falliti i vari tentativi di stretta concorrenza al Piccolo, tipo La Staffetta, Il Messaggero, La Voce del Popolo, cosicché oltre all'Osservatore Triestino, sempre più ufficiale e meno letto, verso la fine del secolo non son rimasti nell'agone politico che VIndipendente e H Piccolo.
L'Indipendente con le sue scarse 1000 copie di tiratura costituisce la pattuglia di punta, il vessillifero dell'irredentismo più intransigente; Il Piccolo, cauto e tenace, nemico giurato pur esso dell'Austria, ma inafferrabile, è ormai il centro-motore della opinione pubblica e come tale e divenuto arbitro della situazione, tanto nel campo dello pubblica amministrazione che in quello politico. Le persecuzioni, i sequestri, i colpi mancini sul filo di rasoio del codice, a nulla approdano. Teodoro Mayer resta in piedi, e intorno a lui un pugno di uomini d'ingegno e di bella preparazione, come Roberto Pre­zioso, Francesco Salata, Giuseppe Stefani, Silvio Benco, Attilio Tamaro, Mario Al­berti* Mario Nordìo, Vittorio Tranquilli, Arturo Castiglioni, Luciano Sanzin, Giulio Piazza, ha costituito un piccolo stato maggiore, che-dirige le sorti della perenne batta­glia. Contro questo pugno dì nomini le lusinghe del barone Riunitimi, o la brutalità del Goess o l'abilità diabolica di Hohonlohc, il Principe Rosso, spuntano le loro armi.
1) SILVIO BENCO, Il Piccolo di Trieste Messo secolo di Giornalismo, 1 vói. in 8. Milano, Roma, 193).