Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <234>
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Bruno Astori
La città è dominata dal Piccolo, come obbedisce a Felice Vcnczian, capo indiscusso di quel partito liberale nazionale che dal Piccolo trae ormai alimento per la propria bat­taglia. E lo si vede nelle tenzoni elettorali del 1897, del 1909, del 1911, del 1913 in cui il giornale guida i triestini alla vittoria. Nel rapporto segreto di un generale dello Stato Maggiore imperiale la funzione del Piccolo viene così sintetizzata; Fra l'Italia e 1'Anstria non c'è che un ostacolo II Piccolo, E il Piccolo, all'Austria costa due corpi d'armata .
Questa valutazione vale al Piccolot il 24 maggio del 1915, l'assalto delle orde guidate dalla polizia e la completa distruzione. Fine logica per chi, avendo lungamente e duramente combattuto, con ogni arma e senza esclusione di colpi, si trova ad essere improvvisamente sopraffatto dal nemico mortale. Del resto 11 Piccolo in regime di guer­ra non avrebbe potuto sopravvivere. Chi lo avrebbe scritto? I suoi redattori, qualche giorno prima del 24 maggio, erano esulati oltre confine e tutti quelli in età ed in condi­zioni di vestire la divisa s'erano arruolati volontari nell'esercito italiano.
Dal Giornale di Trieste al Piccolo, in quasi 70 anni, il giornalismo triestino, oltre a provvedere alla strenua difesa nazionale degli Italiani, .così da conservare intatto il patrimonio etnico e spirituale per il giorno della liberazione, ha saputo ancora superare questa funzione. Con le varie tendenze, in battaglie sostenute contro fronti molteplici, in ogni tempo, ha dato un apporto di idee, non solo ai connazionali, ma anche agli stranieri limitrofi o conviventi nelle zone di confine, cui ha fatto sentire il proprio influsso. Non è stata soltanto la coltura e lo spirito italiano che il giornale ha diffuso con le informazioni quotidiane; non è stato, esso, soltanto scudo ed anima della idea nazionale, ma altresì dello spirito sociale, di tutte le nuove idee di progresso, di esigenze civili dei popoli* di elevazione sociale dei lavoratori. Tutte le idee di libertà, da quella polìtica a quella dal bisogno, le idee di patria, dì coscienza nazionale, hanno permeato il giornalismo triestino nella sua funzione di educatore delle genti giuliane. Idee che talvolta si rivelarono anche controproducenti, in quanto rinvigorirono il sentimento di difesa dei governanti di Vienna e risvegliarono negli slavi gli stessi sentimenti di unione* di coscienza civile, di nazionalità, che, artatamente eccitati dai tedeschi, por­tarono a. manifestazioni di intolleranza contro gli stessi italiani. Ma non furono certo questi risultati incidentali a fermare il nostro giornalismo sulla via della verità che il progresso e i tempi esigevano.
Molto ancora rimarrebbe da dire in senso positivo e negativo di altri giornali e periodici, nazionali o no, comparsi prima del 1915, nel periodo 1915-1918, e anche successi vamentc, perchè anche dopo la redenzione il giornalismo a Trieste fu sempre battaglia e seppe scrivere pagine incita live e formative di storia. Ma per questa breve rassegna conviene finire.
Concludendo giova ricordare la memoria bibliografica che nel 1946 l'Associa­zione della Stampa Giuliana mise insieme e figura tra i pochi documenti accolti negli Atti della Conferenza della pace a sostegno del diritto italiano sulla Venezia Giulia. *) Da tale memoria risulta che, tra il 1781 e il 1946, si pubblicarono a Trieste 695 fra giornali e periodici, e che di questi ben 618 furono italiani, Nulla più incisamente di queste cifre potrebbe documentare la storica fatica del giornalisti triestini.
BRUNO ASTOBI
') Giornali e periodici di Trieste dal 1781 al 19 i6, edito a cura dell'Associazione della Stampa Giuliana; documento bibliografico a stampa, fuori commercio, in numero di copie limitatissimo.