Rassegna storica del Risorgimento
"POVERO (IL)"; GENOVA ; GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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239
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Riflessi della questione sociale, ecc. 239
nazionale in un regime di piena democrazia a indirizzo radicalmente laico, la questione sodale sembra passate un poco in seconda linea. Il fatto appare alquanto singolare in uà giornale come questo, che pure già con la sua intitolazione così precisa e, in certo senso, impegnativa, si direbbe invece voglia mettere l'accento proprio su tale questione.
A ben considerare, però, la cosa è in realtà meno strana di quanto possa apparire alla luce delle valutazioni odierne. Sta di fatto che ai tempi de // Povero malgrado le teorie marxiste avessero già avuto le loro prime formulazionii rapporti tra i fattori economici, la struttura sociale e le forme di reggimento politico non erano sempre. né da tutti considerati nella loro necessaria interdipendenza. In Italia poi, essendo psicologicamente in primo piano per gli elementi più preparati ed attivi il problema della unità nazionale, ed essendo, d'altra parte, praticamente ancora irrilevante il processo di industrializzazione del Paese altrove già in via di vigorosa affermazione, anche la stampa, logicamente, non poteva che riflettere questa diversità di situazione, spostando per cosi dire nella valutazione della loro importanza l'ordine dei problemi della vita collettiva.
Di qui però a sostenere eventualmente che la stampa italiana di un secolo fa fosse in ritardo sul suo tempo corre molto: essa era necessariamente determinata dalle particolari condizioni dell'ambiente in cui era sorta ed operava, ed anche la sua spinta progressista perciò non poteva pretendersi potesse utilmente agire oltre i limiti posti dalla realtà stessa della situazione locale. A tentare di accelerare ulteriormente i tempi si sarebbe davvero slittati sul terreno sdrucciolevole dell'utopia, qualunque cosa ne possano dire i facili censori di ieri e di oggi, che, formulando i loro criteri di valutazione in base a tntt'altre situazioni e non considerandone la conseguente diversa validità, tacciano invece proprio di utopistica specie appunto in rapporto alla questione sociale la posizione di tanta parte della nostra stampa risorgimentale, e in particolare di quella più o meno direttamente legata all'insegnamento e alla propaganda mazziniana. A valutare obbiettivamente le cose e' è da concludere, invece, che questa stampa abbia storicamente appieno adempiuta la sua missione: difficile nelle condizioni in cui essa agiva sarebbe stato fare di più, impossibile certo fare diversamente.
Ma torniamo a // Povero. Nonostante la sua intitolazione il giornale come già sì è osservato non sembra mai di fronte ai problemi sociali spingersi a fondo: esso si mantiene su un terreno alquanto generico, prospettando come rimedio ai vizi di struttura della società il raggruppamento associativo dei lavoratori in vista della tutela dei propri diritti, e, più ancora, ai fini della mutua assistenza. Questa esigenza è prospettata più. che altro come d'ordine morale, nel che è evidente un preciso e ben netto influsso dei principi mazziniani: nulla vi è, invece, che possa far pensare ad un'interpretazione scientifica della realtà sociale, e ad un'altrettanto scientifica determinazione dei mezzi idonei ad una trasformazione e ad un miglioramento di essa conformemente olle necessità pratiche e, insieme, olle postulazioni e alle aspirazioni di una superiore giustizia.
Può sembrare strano, ma le prese di posizione più radicali de II Povero in campo sociale sono quelle rappresentate dalle frasi adottate come motto dal giornale. Traspare da queste infatti e l'aspirazione u dare alla società ima forma sostanzialmente socialista, battendo per il raggiungimento di questo obbiettivo sul tasto dell'assoluta necessità che i lavoratori cementino le loro forze riunendosi in associazioni e adoperandosi perchè a tutti sia garantito il diritto al