Rassegna storica del Risorgimento

"POVERO (IL)"; GENOVA ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <241>
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Riflessi della questione sociale, ecc. 241
mente, in cui non ci sarà mestieri per emendar tali difetti, di creare in seno alla Società' altre piccole società; verrà certamente il giorno, se è vero che Dio prendasi a cuore il ben'essere dell'umana specie, in cui la barbarie, il furore, l'egoismo, debellati dalla irresistibil forza dell'umanità e dell'intelligenza., tutti gli uomini non formeran più che una vasta associazione, in cui la religione, l'amore e le leggi, terrai le veci dell'interesse, movente primo d'ogni delitto.
In quel giorno continua il giornaleuna garanzia nuova e possente sarà proclamata in vostro favore, o figli del povero; quella garanzia di cui gli nomini collet­tivamente son tenuti all'individuo per diritto istesso di natura, e di cui finora non gode che una frazione di loro. Ma quel giorno non è giunto ancora. Voi dunque unite co* nomi il cnor vostro; fate che s'allontani ornai la dannosa diffidenza, il gretto sospetto e la scettica indifferenza; noi siam fatti per amarci e scambievolmente soccorrerei .
Appare anche in questo caso come già si è osservato un'impostazione pre­valentemente morale del problema della necessaria trasformazione della società.1) L'appello ai lavoratori a costituirsi in associazioni professionali e dì mutua solidarietà sembra prospetti tale linea di condotta prima ancora che come un'azione indispen­sabile per la difesa dei propri interessi come l'attuazione di un imperativo etico. È la molla del dovere, insomma, quella che deve spingere gli nomini; non basta l'afferma­zione di un interesse anche se questo sia rafforzato, e in certo senso nobilitato, dall'es­sere presentato in veste di diritto.
È un concetto del Mazzini: Da cinquantanni in poi tutto quanto si è operato pel progresso e pel bene contro i governi assoluti e contro l'aristocrazia si è operato in nome dei diritti; la teoria dei diritti porta alla guerra degli individui contro la società e delle società fra loro. La conoscenza dei loro diritti non basta agli uomini per un miglioramen­to importante e durevole: non chiedo che rinunciate a questi diritti, dico soltanto che non sono se non una conseguenza dei doveri adempiuti e che bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. E quand'io dico che, proponendo come scopo della vita la felicità, il benessere, gli interessi materiati corriamo rischio di essere egoisti, non intendo che non dobbiate ocenparvene: dico che gli interessi materiali cercati soli, proposti non come mezzi, ma come fine, conducono sempre a quel tristissimo resultato .
Pur prendendo sostanzialmente l'avvio da questi principi di tanta elevatezza, TI Povero si mantiene in genere su un tono parecchio dimesso. Ma ciò a voler essere obbiettivi non pare gli si possa imputare a pecca vera e propria: l'adempimento della funzione che si era imposto, il carattere e la composizione del pubblico nel quale inten­deva far breccia, non permettevano probabilmente impostazioni molto diverse* È anche per questa ragione che nel giornale mancano interpretazioni un poco elaborate del pro­blema sociale. Sulle sue colonne si batte e si ribatte, con monotona insistenza, sugli stessi argomenti, che poi a tirarle somme finiscono per ridursi ad uno solo, quello della necessità che i lavoratori riuniscano le loro forze raggruppandosi in associazioni di categoria e di vicendevole assistenza. Così, nel n. 34 in datu 20 agosto 1851, in un
l) Analogamente nell'indirizzo rivolto dalla genovese Società degli Operai alle associazioni consorelle, indirizzo significativamente pubblicato da II Povero come articolo di apertura del giornale, è ad esempio detto tra l'altro: ... la nostra Società ha per scopo particolare il Mutuo Soccorso degli Operai, tende a promuovere l'istruzione, la moralità e il benessere, affinone possano cooperare efficacemente alla libertà della Patria, aU'emaiicipazione ed al miglioramento indefinito dell'umanità .