Rassegna storica del Risorgimento
"POVERO (IL)"; GENOVA ; GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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243
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Riflessi della questione sociale, ecc. 243
essere diversa da quella espressa con il seguente articolo* cui è dato luogo sulle sue colonne nel n. 19, in data 16 loglio 1851:
Sopra la bandiera che innalzano i veri amici del popolo sta una parola che il nostro popolo forse non comprende ancora o che gli si fa male comprendereil soda* lismo. Incubo ai sonni tranquilli dei nostri banchieri alleati dell'Austriaco; spavento per gli uomini della quiete a qualunque costo vittime volontarie dell'Austriaco; evocato e tremendo fantasma alle anime fiacche che la paura condanna a servir sempre, il socialismo è tuttodì maledetto da una stampa scapigliata infaticabile sfrontata, biasimato dagli ignoranti che non discutono ma accusano con petulanza pedagogica; rinnegato come iniqua dottrina dai ciechi ed ostinati amici del monopolio. Cosi la malafede e l'ignoranza di molti fanno interpretare al popolo come distruzione d'ogni ordine sociale una parola che significa rigenerazione della società. Ma un popolo non può facilmente ingannarsi; esso non può rinnegare la sua bandiera. Perchè il socialismo è la bandiera del popolo. Il socialismo è la libertà per tutti è il progresso della umanità è teoria che ha per codice il Vangelo ch'ebbe Cristo a maestro che ha per fine l'emancipazione sociale base necessaria all'emancipazione politica. Aspirazione sublime che dal campo delle idee passerà presto in quello dei fatti ad abbattere tutti i monopoli a mitigare i patimenti delle classi povere a realizzare le speranze degli oppressi, affinchè la libertà non sia piò.un'ironia, per chi soffre una frase senza significato un privilegio di pochi. Perchè l'uomo sia Ubero nei suoi rapporti politici lo deve pur essere ne' suoi rapporti sociali. Questo è lo scopo cui tende il socialismo. Un governo nato dal popolo deve togliere tutte le difformità sociali; non può permettere la schiavitù della gleba; ai contadini deve assicurare pane e lavoro, ed al lavoro una proporzionata mercede. Se essi creano la ricchezza, perchè sono condannati alla miseria? Un'accusa stolta ed ingiusta d'indifferentismo politico è scagliata tuttodì contro queste povere vittime delle più dolorose privazioni. Forse importerà loro d'essere liberi per legge se Bono schiavi per fame? La libertà è tale sciarada che non li interessa perchè non vi leggono una speranza di migliore avvenire. Fate che sia parola che assicuri un sollievo al loro supplizio; l'entusiasmo loro non ci mancherà. Il governo del popolo deve egualmente abolire la schiavitù stipendiarla; deve modificare i rapporti tra padroni ed operai, organizzare il lavoro degli operai, promuovere e sostenere le associazioni che accelerano Io sviluppo del lavoro accumulato ed indipendente. Così la vecchiaia e l'infermità non saranno condannate a perir di fame. Dite: questa è teoria sovversiva, è distruzione della proprietà, è guerra violata fra poveri e ricchi ? No; è parola di pace, è vincolo di fratellanza e d'amore fra tutte le classi. E se i ricchi nascendo acquistano il diritto d'ereditare, il povero vivendo non acquisterà quello di lavorare? A chi ci predica l'ordine portato colle forche e col bastone noi diciamo: la vostra opera è perduta; colla pressione della miseria voi non potete abbrutire; colla diffusione della ignoranza voi non potete spegnere ogni lume. Il giorno della giustìzia non tarderà. A voi poi indirizziamo le nostre parole, dimenticati e intrepidi soldati del lavoro, a voi oppressi e rassegnati contadini, che l'umana ingiustizia ha inchiodati alla terra a voi, poveri operai, che gli istinti generosi del cuore fanno i figli più devoti della patria e vi diciamo: sperate! il giorno della giustizili non tarderà* Ma in quel giorno non vi deve mancare la coscienza dei vostri diritti voi dovete portare sulla bandiera vostra il programma preciso di dò che volete di ciò che dovete volere. La parola d'ordine mira: emancipazione politica e sociale. Nessun popolo può rinnegarla; rinnegherebbe se stesso. Vvribus unitis (colle forze unite) fu il motto fin ora di tutti gli oppressori: lo sia d'ora in poi di tutti gli