Rassegna storica del Risorgimento

"POVERO (IL)"; GENOVA ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <244>
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Leonida Balestreri
appressi, ai quali se nel passato fu collettivo il martirio, nell'avvenire dev'essere collettiva la vittoria .
Sono sfiorati in questo articolo più d'nno degli aspetti della questione sociale e dei mezzi atti a portarla a soluzione. Il tono su cui l'articolo stesso è mantenuto manifesta con tutta evidenza sino a qua! punto i redattori de // Povero simpatizzino con quella corrente del socialismo che ben potrebbe definirsi evangelica. Il constatare ciò non è che trovare ulteriore conferma a qnanto si è venuti sinora osservando via via che si citavano i passi più significativi degli scritti apparsi sul giornale in ordine ai problemi sociali* Di questo articolo II Socialismo un punto tuttavia merita ancora di essere in special modo sottolineato, quello in cui si afferma: perchè l'uomo sia libero ne* suoi rapporti politici, lo deve pur essere ne' suoi rapporti sociali . Va bene che questa affer­mazione non è affatto originale, ma sta, d'altra parte, la constatazione, che essa acquista un particolare valore in qnanto pronunciata su di un giornale chepur presentandosi come organo di riscatto sociale in realtà poi finisce per essere soprattutto un foglio di lotta politica nazionale. Ma bastano accenni come questo ora citato per stabilire che anche agli occhi dei redattori de II Povero era ben presente che vana sarebbe stata la soluzione del problema della libertà politica senza aver contemporaneamente (dibat­tuto le barriere precludenti la possibilità di una reale emancipazione sociale.
Può tuttavia sembrare strano, al proposito, che // Povero, accettando questi principi, non li abbia poi voluti svolgere sino alle estreme logiche conseguenze; si sia, 'cioè, accontentato di tingersi di una vaga colorazione socialistica, e non abbia invece assunto una posizione di decisa battaglia schierandosi senz'altro sotto la bandiera appunto del socialismo.
Il fatto è che ai redattori de II Povero come in genere ai loro colleghi degli altri fogli ultrademocratici che in quel tempo vedevano la luce in Italia appariva in tutta la sua evidenza la gravità delle conseguenze che per l'avvenire del nostro Paese avrebbe potuto comportare appunto una siffatta presa di posizione.
Nello Rosselliil grande storico prematuramente strappato dall'odio di parte agli studi e alla cultura italiani con la sua penetrante acutezza ha inquadrato il problema nei termini più esatti.
Supposto egli si domanda ' ) che si potesse nell'Italia del '50 lanciare un'efficace propaganda socialistica, non era forse chiaro che essa avrebbe accentuato l'indifferenza del popolo per un problema, appetto a quello sociale, tanto formale e di secondaria importanza come quello delle istituzioni e delle etichette politiche?
Era dunque in preda a una ben strana illusione chi credeva che suscitando nel bel mezzo della lotta politica la fiamma dell'odio di classe, si sarebbe aggiunto sangue e vigore olla lotta; chi credeva che il mito socialista proposto a un proletariato analfa­beta e di tipo prettamente pre-industriale avrebbe giovato, sollecitandone le immense energie vergini, al partito o ai partiti che in un risveglio degli Italiani ponevano la con­dizione di un effettivo rinnovamento politico. Esso in realtà avrebbe avvantaggiate unicamente le forze reazionarie, mentre l'idea italiana, stretta fra i due opposti-fuochi del socialismo e del conservatorismo ad oltranza, sarebbe 'miseramente perita. Invero l'ipotesi che il nostro risorgimento non si sarebbe verificato so non con l'alleanza di tutte le forze interessate a mutar stato (ossia sotto una bandiera ohe promettesse bene­fici essenziali a ciascuna di esse) rivelò la sua acutezza più tardi e per l'appunto proprio
') NELLO ROSSELLI, Carlo Pisacanc, Torino, Ed. Rocca, 1932, pag, 146.