Rassegna storica del Risorgimento

"POVERO (IL)"; GENOVA ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <245>
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Riflessi della questione sociale, ecc. 245
quando il raggiungimento dell'unità italiana, frutto degli sforzi o concretizzazione degli ideali di una modesta minoranza, parve segnare il constatato fallimento. Necessaria' mente fallita nella contingenza, essa trionfava cioè in un senso piti assoluto, in quanto passava a costituire la pietra di paragone delle gravi evidenti deficienze proprie a un grande risultato raggiunto con minimi mezzi. Dal '60 in poi avrebbe dovuto essa ispi­rare la politica italiana: s'era tirato su, in fretta e furia, l'edificio; ora, perchè non pre­cipitasse addosso agli Italiani, bisognava rifarlo tenendo presente quell'idea che giusta­mente s'era dovuta scartare, un tempo, per considerazioni d'opportunità, ma che restava ciò nondimeno impeccabilmente e incontrastabilmente vera .
L'esattezza di questa valutazione non può essere riteniamo minimamente contestata. Applicata al giornalismo risorgimentale, essa offre il criterio più sicuro per dare di questo un giudizio più sereno ed obbiettivo. Alla luce di queste considerazioni si riesce infatti a comprendere appieno il perchè la questione sociale pur largamente dibattuta nella stampa italiana del tempo (di quella delle regioni almeno, ove ciò era possibile) sia stata prospettata in termini generici ed universalistici, con pochi o addirit­tura punti riferimenti all'ambiente italiano. A proporre la questione in termini diversi si sarebbe ineluttabilmente marcato il fatto delle sostanziali divergenze esistenti tra le varie correnti di idee e di interessi, che, pur partendo da presupposti diversi e mirando ad obbiettivi finali che ben poco avevano tra di loro in comune, si trovavano invece al momento per un'eccezionale concomitanza di necessità di [ordine pratico pola­rizzate, come sulla prima meta da raggiungere, sull'idea dell'unità italiana. Rom­pere comunque il fronte così formatosi sarebbe stato il più grave degli errori.
La stampa ultrademocratica del periodo del Risorgimento compresa quella stessa, appunto come II Povero* a sfondo più o meno marcatamente socialista con­scia di questo pericolo, ha fatto in genere quanto in suo potere per scongiurarlo. Oppor­tuno, anzi necessario, era chiamare all'azione i lavoratori facendo leva sulle loro esigenze e aspirazioni particolari, ma ciò sempre guardandosi dal porre le loro rivendica­zioni su un piano esclusivamente classista, il che avrebbe fatalmente liquidato prima ancora delfino attuarsil'idea dell'unità nazionale italiana. Entro questi limiti hanno voluto pertanto mantenere la loro azione sociale H Povero e i suoi confratelli dallo stesso orientamento ideale, specialmente quelli ai quali i riferimenti all'insegnamento mazzi­niano offrivano mezzo di più chiara percezione di tale realtà.
Il riconoscere, attraverso la prova dei fatti, il sostanziale valore di questo inten­dimento sia o no esso sempre manifesto offre non nuovo sicuro elemento di giudizio per pronunciarsi su molta parte della stampa periodica del Risorgimento; e fatti e atteggiamenti di essa che ad un'analisi superficiale possono apparire insufficienti o incongruenti, risulteranno, attraverso questo nuovo vaglio, come l'espressione invece di una profonda e precisa comprensione della realtà italiana di quel tempo.
LEONIDA BALESTRICI