Rassegna storica del Risorgimento

A PRATO GIOVANNI ; TRENTINO ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <266>
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Enrica Brot
L'opera qui accennata* dì cui l'articolo sul Paese doveva essere un'appendice* uscì coi tipi del Le Mounier nel 1879 in due volumi. Porta il titolo Galileo Galilei e la Curia Romana di Carlo Gebler (trad.).
Il Gebler, lasciata per ragioni di salute la carrièra militare e ritiratosi a Roma, aveva ottenuto per l'influenza del padre, tenente maresciallo austriaco, il permesso di consultare i documenti del processo di Galileo ed aveva dimostrato che la tortura materiale non era stata inflitta al Galilei: l'abiura era avvenuta davanti all'esposizione degli strumenti di tortura. Questa traduzione e l'opera più ampia pubblicata dal Prato. Quanto all'accenno alla conoscenza con la figlia del Popovicb e agli altri amici, non pare azzardata la congettura che il Prato li abbia conosciuti di persona a Cotogna Veneta, in casa della baronessa Pizzini, che egli nella prima lettera [al Gualdo] chiama comune nostra amica e padrona.
Seguono fra le lettere del Prato due biglietti da visita senza data; e le lettere 15. XI. 1878; 22. XI. 1878; 24. XI. 1878: in quest'ultima, brevissima, il Prato ringrazia della gentilissima di ieri, alla quale risponderà entro la settimana: intanto gli manda il titolo da premettere all'estratto e il motto da stampare sulla copertina. Il 28 novem­bre, segue la lettera che pubblichiamo e che non tratta affatto l'eterna questione del­l'articolo su Galileo. Il 17. XI. 1878 il Prato manda finalmente una corrispondenza sul Trentino: Annetto qui un rigo di corrispondenza: ma vi avverto che il paese nostro offre ben poco da dire in linea politica. Siamo al buio peggio che al polo.
Da un biglietto, l'ultimo, del 5. HI. 1879, si rileva che il Prato non ha ancora ricevuto i trenta estratti della sua traduzione.
Prima, il 17 gennaio, nella penultima lettera, che giova riportare; il Prato descrive qualche episodio tipico dell'oppressione austriaca nel Trentino; certo perchè il Popovicb se ne servisse per il suo giornale.
Trento 17 Gennaio (ritardata) 1879].
Non so se vi arrivi il Raccoglitore di Rovereto. Quel patriottico giornale aveva annunziato che un Signor Canestrini di Rovereto era stato condannato dalla giurìa d'Imns-bruck a 4 mesi di carcere duro per crimine di perturbazione della pubblica tranquillità.
Ora quale fu veramente il delitto Canestrini? In una festa convivale della Società ginnastica di cui egli era presidente, fece un brìndisi dicendo, che la ginnastica serve a fortificare i soci, che per tal modo si rendono atti alle arti, ai mestieri ed anche, in caso di bisogno, a prender parte alla redenzione della patria. La parola redenzione fu affer­rata da una spia e portata aWufficio di polizia, che la trasmise al tribunale. La sentenza fu portata ai voti dei giurati die non intendono una parola della nostra lingua, il pubblico ministero disse loro che qui si trattava di un notorio ribelle; per cui quei bravi e leali Te­deschi credettero di fare atto di speciale clemenza a dichiarare che si trattava non già di un delitto di alto tradimento, ma di semplice crimine di perturbazione della pubblica quiete. Così venne anche messo sotto processo e condannato un cittadino; al quale in un pubblico giardino a Rovereto fu da un Tenente buttalo giù. il cappello dal capo. perchè non si era alzato in piedi mentre la banda militare suonava Viano dell Impero. Il cittadino, comtè naturale, si risenti dell'atto villano', ehi ansi il Colonnello si credette in obbligo di intervenire chiedendo scusa per l'ufficiale provocatore; ma che volete? La poli­zia prese in mano l'affare e lo passò al tribunale; e siccome fra noi polizia, tribunale e assassini sono tutt'uno, quando si tratta di politica, vi potete bene immaginare come la cosa andò a finire.