Rassegna storica del Risorgimento
A PRATO GIOVANNI ; TRENTINO ; GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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267
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// giornalismo patriottico trentino, ecc. 267
Sento dire anche, che il governo voglia assolutamente la soppressione del Raccoglitore e la otterrà: come ottenne che ni satin giornale italiano che parla del Trentino possa varcare il confine*... >) [Il resto della lettera manca].
I) L'iniqua, partigiana procedura del tribunale di Innsbruck, incaricato dì giudicare i patriotti italiani, accusati di delitti politici, è drammaticamente illustrata da un raro e interessante opuscolo finora sconosciuto: B. CONCI Processo politico di un Trentina in Innsbruck nel 1883, Milano, Robecchi, 1881. Di questa specie di Mie Prigioni, d'altri opuscoli e di quel poco che, dopo lunghe ricerche, sono riuscito a scoprire della vita di Bartolomeo Conci da Boscntino (Trento), (1841-?), ingegnere, architetto, giornalista, mi propongo di parlare più diffusamente altrove. Qui gioverà citare quanto serve a documentare la lettera del Prato. Il Conci fu arrestato a Trento poco dopo il suo arrivo da Padova dove dimorava, il 3 febbraio 1883, sotto l'accusa di perturbazione della pubblica tranquillità e di alto tradimento per alcuni articoli pubblicati nell'ottobre 1880 nel giornale // Boxchiglione di Padova, nei quali egli sosteneva per i soliti motivi nazionali, politici, strategici l'equità e la necessità, per la sicurezza del giovane regno che il Trentino appartenesse all'Italia. E poiché non gli fu riconosciuta valida la difesa che egli non era colpevole perchè, cittadino italiano da più di 12 anni* aveva pubblicato liberamente le sue idee in un giornale che non poteva turbare la quiete dell'Austria perchè ne era proibito l'ingresso, fu deferito al tribunale di Innsbruck. Piace vedere nel minuzioso racconto del Conci ricordato il Prato cosi: mi fu sommo piacere il sapere da lui [il cappellano delle carceri di Trento] che il mio vecchio amico Giovanni barone a Prato aveva chiesto di me, lo mandai a salutare, e fu questa l'ultima volta perchè poco dopo mori. Tu sei stato, o mio buon amico, un vero patriota .
Dal tribunale d'assise di Innsbruck il Conci fu dichiarato colpevole e condannato a tre anni di carcere duro, da espiarsi nell'ergastolo di Suben. al confine colla Baviera, dove languirono tanti prigionieri politici trentini. Qui ebbe compagni di cella da prima due giovinetti di Trento, uno di 16, l'altro di 17 anni, condannati per futili motivi ciascuno a 4 mesi; il secondo ch'era un allievo litografo, per il delitto d'aver copiato la stampa di un bersagliere italiano sventolante la bandiera nazionale. Ebbe poi il conforto di dividere la colla con Giuseppe Costello tri e Vigilio Sottochiesa, redattori del giornale // Raccoglitore di Rovereto che gli raccontarono le cause della loro condanna e l'ingiustizia del tribunale: e qui mi astengo scrive il Conci - dal riportarne i particolari, il lettore facilmente comprenderà la ragione, considerando ch'essi sono sempre sudditi austriaci. Del resto ciò tornerebbe superfluo, dopo descritta la maniera con cui fui trattato io .
Pochi giorni dopo venne a dividere la loro cella anche Giuseppe Sabbadini, il cocchiere di Oberdan, al quale, com'è noto, era stata commutata in 12 anni la pena di morte inflittagli dal tribunale di Innsbruck. E qui credo utile riportare intera l'interessante pagina, ignota finora, dedicata dal Conci al Sabbadini:
<r II Sabbadini è un giovane di 28 anni, d'aspetto simpatico, alto di statura. Si accarezza due piccoli mustacchi biondi, ed è di un umore allegrissimo ed incapace dì assoggettarsi ad alcun pensiero neppure nella massima sventura; tantoché si seppe che egli cantava a gola aperta nelle carceri d'Innsbruck, l'indomani ch'era stato con dannato a morte.
Appena giunto con noi, egli ai dimostrò servizievolissimo, e s'offerse di sbrigare le faccende li camera per tatti* di che noi lo ricompensavamo in altre maniere. In sua compagnia bisognava essere allegri, anche senza averne la volontà, ed a me insegnò certi movimenti ginnastici che egli aveva imparato in altre carceri delle prigioni. Mi narrò in particolare tutti i oasi del suo processo, ed io gli promisi che avrei fatto per lui quanto mi fosse possibile* se avessi avuto la sorte di tornar vìvo in Italia.