Rassegna storica del Risorgimento
A PRATO GIOVANNI ; TRENTINO ; GIORNALISMO
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1951
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Enrico Brol
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Giovanni Battista* figlio primogenito del barone Giovanni Battista a Prato, signoro fendale di Sagomano, di Giovo e d'altri villaggi, e di Lucia Decadi, nacque a Trento il 29 ottobre 1812. Al ginnasio di questa città ebbe condiscepoli o amici altri uomini più o m cuo coetanei, che illustrarono il Trentino ed ebbero viva parte nellelotte politiche dui quarantotto in poi: Carlo Dordi, Angelo Ducati, Antonio Gazzolctti. Giovanni Perugini, Giovanni Prati.
Studente di teologia nel seminario di Trento, il Prato, frequentò con altri chierici un corso straordinario di teologia pastorale tenuto nel 1831 da Antonio Rosmini, perii quale nutrì poi sempre grande ammirazione. Ordinato prete nel 1835, fu l'anno dopo scelto dal vescovo a beneficiare del diritto della curia di mandare ogni quattro anni un giovane prete all'Istituto di studi superiori ecclesiastici di Vienna: dal quale istituto, dopo quasi sei anni di studio, il Prato fu proclamato, il 31 maggio 1842, dottore in teologia. Mai il Prato sfoggiò questo titolo, né mai si vantò barone. Al tempo delle sue battaglie giornalistiche e parlamentari, tutto il Trentino lo chiamava con affettuòsa confidenza Don Tita. Dopo aver aspirato invano alla cattedra di religione nel ginnasio di Vienna e poi in quello di Gorizia, e fallitagli, per la morte d'un protettore, la fondata speranza di un ricco canonicato nella cattedrale di Vienna, il Prato iniziò nel novembre 1842 la sua carriera d'insegnante, quale professore di religione al ginnasio di Rovereto.
A lui premeva più di tutto che io ponessi in evidenza i modi barbari con cui fu processato e condannalo; le arti perfide usategli contro dal Presidente Ferrari [era alto atesino, di Vadena vicino a Bolzano] durante il dibattimento; il contegno disonesto che anche con lui tenne il Giudice Istruttore Stcfcnelli [anche questi alto atesino, di Caldaróni già noto al lettore nella narrazione del mio processo; e la sciocca difesa del suo avvocato difensore, certo Oncstinghel, [questi era invece trentino della Valle di JVoiL altro italiano rinnegato, degno aguzzino del suo amico il Presidente Ferrari. Ma anche quando si dovessero ripetere tutte le brutalità da costoro usate al povero Sabbadini, che gioverebbero oggi a lui? Piuttosto io non trascurerò di accennare al biasimevole contegno dell'autorità di questura di Udine, le quali per bizze personali (le cui cause ridondano a maggior lode del Sabbadini stesso) non si peritarono di mandare alle autorità austriache un certificato ove lo dipingevano coi più neri colori, mentre le autorità municipali più oneste e conoscitrici della condotta del Sabbadini, ne contrapposero un altro che ne faceva gli elogi. Non sono per se stesse eloquentissime queste contraddizioni delle locali autorità? La Polizia è ovunque la stessa, ad essa nulla importa l'onore dei cittadini!
In me poi dai particolari narratimi dal Sabbadini slesso e dal concetto che me ne potei formare, è nato vivo il convincimento che egli fu condannato innocente, e che fu vittima della sua stessa inconsapevolezza di quel che sieno i reati politici. Perocché egli era hi negazione del cospiratore; ma in tempi migliori spero poter particolarcggiaxe questi cenai che oggi sono costretto riassumere troppo brevemente.
Dall'agosto i prigionieri vivono fra dubbi e speranze in attesa dell amnistia, in occasione del parto ddl'arciducliesmi Stefania. Alle 16 del 5 settembre 1883 un guardiano invita il Conci ncJl'ujficio del direttore. Un Tre mi lo di gioia scrive il Conci, mista a incertezza, mi corre per lo vene, ed un pallore prodotto da perduta speranza si dipinge nei miei compagni; ma il Sabbadini, che nulla mai aveva sperato, si slanciò fra le mie braccia, come presago della lieta novella che mi attendeva .
Infatti a lui solo dei politici viene comunicata l'amnistia assieme al.bando dagli stati austriaci.