Rassegna storica del Risorgimento

A PRATO GIOVANNI ; TRENTINO ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <269>
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// giornalismo patriottico trentino, ecc. 269
Nella cittadina colia, ridente, ospitale, ricca delle mie industrie e dei suoi traffici, nera della gloria di Antonio Rosmini, il Prato passò i sei anni più sereni della sua vita. Assieme ad altri preti liberali, educava i giovani nel ginnasio, e dissertava di storia e di problemi economici o sociali nell'Accademia degli Agiati.
Nel 1847 partecipò con due colleghi del ginnasio, don Giovanni Bertanza e don Eleuterio Lui ieri, e con Antonio Gazzoletti, Giovanni Frati, il conte Matteo Thun, al congresso dei dotti a Venezia. E probabilmente si deve alla polizia austriaca che fece strettamente vigilare da un agente conterraneo i trentini partecipanti al congresso, la mancata nomina del Prato alla cattedra di filosofia morale all'università di Padova per la (piale egli aveva già ottenuto il voto unanime della facoltà.
La rivoluzione del 1848 fa del Prato il giornalista e l'uomo politico più attivo e più influente del Trentino. Nel Messaggiere Tirolese di Rovereto egli sostiene, contro il parere dei profughi trentini, la necessità dell'intervento alla costituente di Francoforte.
L attività del Prato quale capo della deputazione trentina a Francoforte, a Vienna, a Kremsier è stata anche di recente ampiamente documentata. E va notato che nell'animosa battaglia in parlamento e sulla stampa per il distacco del Trentino dalla Confederazione germanica e per la sua unione al Lombardo-Veneto, la deputa* zione trentina a Francoforte si battè anche a favore di Trieste e dell'Istria.
Giuseppe Sandonà (1811-1875), compatriota e già collega di studio del Prato a Vienna, mentre plaude nelle sue lettere all'opera patriottica di lui a Francoforte e lo eccita a perseverare, esprime lo scoramento impotente degli Italiani di fronte allo sciovinismo dell'assemblea: Non ti posso poi abbastanza esprimere la sorpresa e il dolore che in tnttltalia produce il contegno egoistico e dominatore della vostra Dieta. Tanta illiberalità e ingiustizia non ce la saremmo mai aspettata da un'Assemblea di Deputati. Io convengo pienamente con te in ordine al principio di nazionalità di cui mi facesti parola nell'ultima tua relativamente a Trieste e all'Istria. Ma che cosa mai fare davanti alla forza imponente dei cannoni? Noi possiamo appena reggerci contro l'Austria. Che cosa faremmo se avessimo addosso tutta la Germania? Non possiamo che protestare, e più volte il facemmo e il faremo. l)
Si hanno a stampa lettere del Prato al fratello e ai colleghi della deputazione trentina che descrivono, spesso con vivace umorismo, episodi della vita a Francoforte: l'entrata solenne dell'arciduca Giovanni, vicario imperiale; il Prato, che, sventolando dall'alto di una barricata un tovagliolo di trattoria, si prova invano d'indurre gli in­sorti olla resa. E poi la febbrile attività da lui esplicata a Vienna nel maggio 1848, dopo la partenza dell'imperatore; e la sua ripetuta missione, in nome della Costituente austriaca, agli avamposti del bano Iellacic nel 1849. E a Kremsier, dispersa dalla forza la Costituente austriaca il 7 marzo 1849, il Prato, arrestato il giorno dopo, fu deferito per alto tradimento a un tribunale di guerra. Prosciolto dopo otto giorni di prigionia, tornò in patria, dove dovette subire la vendetta del governo austriaco. Il quale inca­ricò il vescovo di consigliarlo a chiedere la pensione, se non voleva essere destituito. Ma il Prato non si piegò e rispose al vescovo con queste nobili parole: Convengo pienamente sull'utilità materiale che potrebbe procurarmi una spontanea rinunzia; ma mi trovo nella situazione di dover dichiarare che non mi lascerò mai indurre ad imbrattare il mio nome, che fu fin qui senza macchia, abbassandomi per la speranza
*)' La lettera, in data di Firenze, 29 agosto 1848, è pubblicata da Angusto San­donà nella sua opera L'irredentismo trentino eco., citata nella bibliografia.