Rassegna storica del Risorgimento
A PRATO GIOVANNI ; TRENTINO ; GIORNALISMO
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1951
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272
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Eroico Brol
Dopo questa visita, il Prato rimase in amichevole corrispondenza col poeta del Saluto Italico, Del quale non posso far a meno di riprodurre dall'opera succitata del Sandonà l'interessantissima lettera che segue:
Mio caro ed onorando Signore, Bologna, 9 giugno 1881.
Grazie della benevola memoria che Ella conserva di me e del dono carissimo del suo ritratto, e del pensiero che si è dato pel secondo volume barbarico, se bene io conosco i distici dell'Astori e del Ceroni. Ho gran piacere che Ella voglia attendere a metter mano alle sue Memorie dal 1848 al 1880 e se io avessi dato col mio desiderio un piccol motivo al Suo proponimento, mi terrei di questo desiderio più che di molti propositi miei. Si ricorda che Ella mi mandò la versione fatta dal cav. A. Maffei della V ode del primo di Orazio, con eccitamento a tentarne una io? Caro Signore, non mi è riuscito nulla. Quei versi non posso toccarli senza guastarli. Ne ho dismesso ogni pensiero. Quanto al signor Rapisardi è meglio non parlarne. Soltanto Le dirò che io so che nel concetto dei .più io mi faccio torto con le stesse polemiche. Ma che vuole? Io credo il dover mio mettere al nudo la vigliaccheria la ciarlataneria la istrioneria che guasta e macera la nazione. Se altri facesse in politica questo che io in letteratura, l'Italia non sarebbe quello che è, o almeno non lo sarebbe per un pezzo. Bisogna sradicare il rasuismo che è più o meno nel cuore di tutti gli Italiani.
La riverisco cordialmente e me le ricordo con sensi di sincera stima.
Affezionatissimo devotissimo Giosuè Carducci.
All'illustre signore Conte Abate Giovanni Prato
Trento
Aggiungiamo ciò che il Sandonà fa seguire a questa lettera: L'anno appresso la morte di Garibaldi il Carducci si affretta a mandargli il Discorso appena stampato; il Prato ringrazia il principe dei poeti contemporanei con la lettera 12 giugno assicurandolo che conserverà il dono gentile come pegno prezioso di amicizia, ponendolo accanto al ritratto dell'immortale Garibaldi mandatogli già da lui stesso con amorevole autografa scritta. E lo invita a visitare il Trentino ... venga e vedrà come sia vero che queste nostre altissime vette nevose sarebbero il vero diadema d'Italia, se essa fosse veramente quella gagliarda regina che molti dicono... Prima di por mano alle Memorie, in una delle sue ultime lettere al Carducci, quasi presago della imminente sua fine, gli rammenta la promessa fattagli di visitare il suo emisero Trentino: Sospiro il giorno nel quale Ella trovi l'opportunità di mantenere la parola datami a Bologna di venire una volta a visitare il mio misero Trentino. Misero, ahimé, come non può essere altrimenti un membro, che, pieno di salute e di vita, vegeta quasi rescisso dal corpo al quale naturalmente appartiene. Ma pure queste verdi vallate, queste nostre alte montagne nevose coi loro laghi'azzurri eie cime visitate dai fulmini, sono quasi destinate dalla stessa natura a formare quella linea di demarcazione oltre la quale soltanto cessa il territorio con il dolce parlare italiano. Io sono troppo vecchio per poter sperare di vivere fino al tempo in cui la storia registri sulle sue bronzee tavole la realizzazione di questa politica necessità: ma appunto perchè essa ò tale, non dubito punto dell'avveramento del mio cocente desiderio.
Poiché riamo a Trieste, mi curo finire coi ricordo che il Prato, udito sonare Ferruccio Busoni, ne consigliò la madre triestina ad avviarlo agli studi musicali; e raccomandò il precoce adolescente agli amici di Milano e al celebre critico musicale della Perseveranza, Filippo Filippini.
Giovanni Prato mori improvvisamente a Trento il 16 aprile 1883.