Rassegna storica del Risorgimento

A PRATO GIOVANNI ; TRENTINO ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <278>
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Enrico. Bruì
Dapprima "non fu* coma dica il Prato, clic una traduzione (anche il titolo è tra­dotto) del Boihe tedesco e ciò per espressa imposizione dell'autorità politica che solo nel 1815 permise al giornale di riportare o tradurre articoli di giornali italiani o tedeschi pubblicati negli stati austriaci con l'obbligo diana sigla che ne indicasse la provenienza. Un po' alla volta fu concessa anche la riproduzione di articoli di qualche giornale estaro come VAUgemeìne Zeitung e il Moniteur. Nel 1824, per iniziativa di Bartolomeo StoiìelJa, l'Appendice del Messaggere incominciò ad occuparsi di questioni letterarie, economiche, sociali del Trentino: nel 1826 l'Accademia degli Agiati si servì dell'Appen­dice per pubblicarvi la relazione delle singole tornate e anche dissertazioni e versi dei soci, che, pubblicati anche a parte, costituirono la prima serie degli Atti dell'Accademia. Con la collaborazione di Anton Francesco Marsilli, di Giovanni Prati, di Antonio Rosmi­ni, la Appendice del Messaggiere fallito il progetto del Marsilli di fondare, nel 1835 un giornale letterario del Trentino che avrebbe avuto buona fama dalla collaborazione dei molti Trentini cospicui nel campo delle lettere e delle scienze fu il primo rudi­mentale giornale letterario trentino dell'Ottocento. Il Messaggiere si occupò delle questioni economiche e colturali del Trentino, ma dette relazione ai suoi lettori anche dei problemi trattati dalla stampa italiana: parlò dei congressi dei dotti ai quali i trentini participarono fin dal 1839; degli asili d'infanzia, delle ferrovie, e in ultimo di Pio IX. Nel marzo del 1848 diventò il giornale politico del Prato che, già il 25 marzo, viillustra al popolo il concetto della libertà di stampa; e poi vi propugna la necessità dell'intervento dei trentini alla Costituente di Francoforte. In polemica col Bothe, con VAUgemeìne Zeitung, col Lloyd Austriaco, Il Messaggiere difende il diritto del Tren­tino all'unione col Lombardo Veneto e alla separazione dal Tirolo; pubblica i discorsi del Prato e le relazioni dell'attività dei deputati a Francoforte, a Vienna, a Kremsier e le proteste contro gl'intrighi disonesti dei tirolesi per seminare discordia fra gli elettori e i deputati. La battaglia politica combattuta dal Trentino nel 1848-49 per l'unione al Lombardo Veneto e continuata poi per l'italianità, per l'astensione dalla dieta tirolese, e per l'autonomia, rivive in quelle pagine. Nel 1861, pur dopo la nuova costi­tuzione e l'amnistia, il Trentino persevera nella astensione dalla dieta e il Prato pub­blica nel Messaggiere, intitolato ora Messaggiere di Rovereto, una serie di articoli rac­colti poi nell'opuscolo. A necessaria difesa, H giornale non è più ora soltanto l'organo e il difensore dell'italianità del Trentino, ma di tutto il Veneto soggetto all'Austria. Oltre ai trentini, profughi quasi tutti a Milano, vi collaborano illustri corrispondenti delle città venete, fra i quali basti citare Jacopo Bernardi. Nel 1863, imperversando nel Trentino la reazione clericale che ebbe principio con le rumorose feste commémora­tive del terzo centenario del concilio, la lettura del Messaggiere fu proibita ai fedeli dal vescovo di Trento e da alcuni vescovi del Veneto, tra i quali da quelli di Venezia e di Treviso. A sfida del governo e del tirolesi il giornale si chiamò col 2 gennaio del 1866, quando le speranze di liberazione parevano prossime ad avverarsi, Messaggiere del Trentino, ma l'autorità militare io soppresse l'il luglio di quell'anno. Fatto rinascere a Verona dal suo redattore Antonio Caomo, venne a cessare nel 1867.
Il Trentino, giornale politica, economico, industriale, fu fondato dal Prato, per sostituire il defunto Messaggiere, in un paese oramai staccato dal resto d'Italia e minac­ciato dalla nuova politica snazionalizzatriee dell'Austria, il primo numero uscì a Trento il primo maggio 1868. Fu tutta fatica personale del Prato che gli antichi collaboratori del Messaggiere e i colleghi della deputazióne erano emigrati. Nella difesa dell'italia­nità, il giornale perseverò nella tattica dell'astensione dalla dieta tirolese, polemizzò continuamente col Boihe e con gli altri giornali pangermanisti che tentavano di negare