Rassegna storica del Risorgimento
CLASSI SOCIALI
anno
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1951
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pagina
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288
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LE OIIIGINI DELL'INTERPRETAZIONE CLASSISTICA
DEL RISORGIMENTO
Nel luglio del 1907 Benedetto Croce, tracciando ne La Critica un profilo di Georges Sorel, del quale poneva in rilievo gli ammaestramenti a una classe sociale che (sono parole del Croce) s'inoltra nel campo della storia, definiva incidentalmente il Risorgimento italiano uno dei movimenti più recenti della borghesia europea.
L'asserzione appariva tanto ovvia al Croce, che non riteneva opportuno di spendere una parola di più per chiarirla, e ovvia poteva apparire alla storiografia italiana nel 1907, mentre oggi taluni la direbbero figlia del dopoguerra e delle risollevate sorti del marxismo se contenuta in testi contemporanei. Dopo di allora (ma alquanto dopo) lo stesso Croce ha preferito inquadrare il Risorgimento nel Romanticismo o nei movimenti promossi dalla religione della liberta anziché in quelli della borghesia europea. Nel 1907 egli aderiva a quella che possiamo definire l'interpretazione classistica del Risorgimento, oggi riproposta agli studiosi soprattutto dalle pubblicazioni postume del Gramsci e dalle feconde applicazioni operate da alcuni giovani, ma allora già adulta di una trentina d'anni, coetanea qual'era dei movimenti socialistici più o meno post-risorgimentali. Dico più o meno, perchè come non esiste un taglio netto tra Risorgimento e post-Risorgimento. cosi non esiste una separazione netta tra socialismo risorgimentale e socialismo post-risorgimentale.
Visioni, programmi, ideologie, concezioni, sistemi socialistici ispirati, cioè, all'idea sociale, contrapposta a quella individualistica, affatto relativa ai tempi anch'essa (sicché quel che nel sec. XVIII, p. es., appariva socialistico, in seguito potè apparire individualistico e l'individualismo sempre si arricchisce delle esperienze socialistiche) furono enunciati nel Risorgimento, trovarono profeti e seguaci, che agirono conseguentemente, come, dopo altri studiosi, io stesso ho esemplificato. Agirono o inserendosi come clementi costitutivi del processo risorgimentale (tale il caso di quello che ho definito socialismo borghese, cioè prodotto dal risorgimento in Italia della borghesia), o come forze ad esso opposte in senso conservatore o addirittura reazionario-regressivo e cioè quali elementi di quanto il Salvatorelli definì anti-Risorgimento (tale il caso del socialismo feudale o cattolico regressivo, che combattè le dottrine borghesi non per superarle, ma pecche non era ancora giunto a comprenderne la validità storica), oppure soprattutto nell'ultimo decennio del periodo eroico del Risorgimento tentando di superare alcuni ideali di cui s'afforzò il mito del Risorgimento, vale a dire le idee liberi-etiche e di unità statale nazionale, o, meglio, criticando dapprima alcune correnti che 6i professavano liberali e unitarie ma che effettualmente potevano apparire scarsamente liberali o addirittura illiberali perchè antidemocratiche *) e superficialmente, ossia parzialmente (cioè solo nei riguardi del territorio, non delle classi
i) Anche dopo l'unità, alcuni luoghi comuni del socialismo sono introdotti sotto l'etichetta generica di sinistra o di democrazia: vedi, nei Manualei per il popolo , La sinistra al governo (Milano, 1882). Vt si afferma che nel 1876 il governo aveva la possibilità di attuare riforme e non Io fece, anzi ammonì < molti che non avevano altra colpa che di essore socialisti: la politica del Ni roterà fu la negazione dello Statuto e della libertà . La legge sull'istruzione obbligatoria fu varala, ma è inoperante in un paese e che non cura i bisogni delle classi povere, quel paese