Rassegna storica del Risorgimento

CLASSI SOCIALI
anno <1951>   pagina <289>
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Le origini dell'interpretazione classistica del Risorgimento 289
sociali) o estrinsecamente o formalmente, unitarie (di qui l'opposizione dei demo* cralici e dei repubblicani già nel 1848-1849 ai moderali, né solo ai neoguelfi né ai soli sabandisti), e, infine, il mito stesso, in blocco, come camuffamento di aspira* zioni di una classe, la borghesia, innalzali a ideali di portata, anziché parziale e contingente, universale. Non già che rinnegassero le idee di libertà e di unità nazio-naie, ma respingevano le soluzioni escogitate dalla borghesia per attuarle (e quindi, dopo il 1861, avversavano lo stato italiano quale si era costituito) come inidonee, ingannevoli e, quando le presentava come socialistiche, le qualificavano pseudo-socialistiche o utopistiche.
Prima del 1866*1870 si presentavano generalmente* quei socialisti, come uomini del Risorgimento, e, dopo, come eredi delle migliori tradizioni risorgimentali, o continuatori del Risorgimento, o integratori di esso: dapprima soltanto pochi usci­rono dall'ambito della problematica che già fa del Risorgimento o respinsero deci­samente il mito risorgimentale in nome di altri mio, p. es. di quello del progresso e della scienza proprio dell'età del positivismo. Senonchè pure ih relazione al Risorsi memo oltre ai frequenti appelli progressivi s'erano avute manifesta­zioni positivistiche (basti ricordare il Cattaneo) e i nostri positivi o positivisti post-risorgimentali amavano riallacciarsi sovente al naturalismo e al metodo spe­rimentale del Rinascimento che non il solo Fiorentino diceva Risorgimento anche quando il positivismo acquistò in Italia, verso il 1870, sotto l'influsso dell'evolu­zionismo, un nuovo carattere.
All'indomani del 1870, invece, molti affermano che oramai l'età del Risorgi­mento è chiusa e che si è inaugurata una nuova èra, se non contrapposta alla pre­cedente, certo molto diversa. L'affermazione fu svolta sul terreno della critica artistica nella condanna del romanticismo (patriottico o no) e nell'elogio del ve­rismo, del naturalismo e del realismo; sul terreno filosofico nella condanna del­l'Idealismo e dello spiritualismo tacciati di aberrazione metafisica o teologica e nell'elogio del positivismo e delle scienze; sul terreno economico-politico-giuridico nella condanna del liberismo fatto coincidere col liberalismo,x) del sistema costi-
in cui tanta gente muore di fame, in cui migliaia di operai e contadini sono spinti ad abbandonare i luoghi nativi, andando in lontane regioni, in cui i suicidi sono sempre più numerosi, in cui le carceri rigurgitano di infelici e di colpevoli. E ingiusto quel paese che si contenta d'imporre al padre l'obbligo di mandare i figli a scuola, senza dare i mezzi con cui essi possano sfamarsi . Le riforme comin­ciarono col ministro ZanardeUi il ministro più liberale che sia staio in Italia, che si mantenne fedele alle idee di libertà. L'Italia partecipò al congresso di Berlino senza che mai avesse alzata la voce in favore degli oppressi, ma poi si abolì il macinato, si aumentarono le ferrovie (purtroppo lo spese militari assor­bono i milioni coi quali si potrebbe ogni anno lavorare al dissodamento delle terre, si potrebbero alleggerire le imposte, sfamare molti di quelli che muoiono di fame, di stenti, di pellagra ), si assestarono i bilanci di Firenze, Napoli e altre città* ai abolì ti corso forzoso, si incrementarono i traffici ( Il lavoro è fonte di ricchezza, di libertà, di democrazia ) e la riforma elettorale ha compiuto l'opera della sinistra. La conclusione dell'opuscolo (di propaganda elettorale) era:; Ve un sole nuovo che sorge sull'orizzonte politico d'Italia: il sole della democrazia. Voi, elettori nuovi, riscaldatevi a questo ole .
) La nuova scuoia governativa (vedi A. MAHESCOTTI, Le due scuole eoo-nomiche Bologna, 1875), ossia favorevole all'intervento dello Stato nell'economia, era da taluni falla coincidere col socialismo autoritario o di Stato, o con quello della Cattedra.