Rassegna storica del Risorgimento
CLASSI SOCIALI
anno
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1951
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pagina
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290 Luigi Bui/eretti
razionale e talvolta por di quello parlamentare, e del contrattualismo giornata* ralistico e nell'elogio del socialismo (ossia dell'intervento dello Stato) nell'economia e nell'organizzazione della società con forme associative numerose (escludenti lo Stato In quanto organizzatore di classe o tolleranti verso di esso se strumento del proletariato per l'instaurazione della società senza classi)* e, infine, dell'idea sociale nel diritto; sul terreno etico come condanna delle ipostatizzazioni intellettualistiche di giustizia e di bene e Come elogio della selezione naturale (ossia della riuscita del più forte) subordinata dai socialisti più coscienti e cioè più segnaci del Marx e dell'Engels che del Darwin e dello Spencer a una serie di regole e di limitazioni che ritenevano proprie soltanto della società umana (considerata diversa da quella animale), contrariamente agli individualisti, più vicini allo Spencer.
I socialisti positivistici, e quindi, a proprio giudizio, scientifici, perchè la scienza del tempo era quella positivistica (in Italia la denominazione di socialismo scientifico non fu specifica dei marxisti, anzi numerosi socialisti sedicenti scientifici professavano dottrine darwiniane e spenceriane inconciliabili, sul terreno delle ideologie sociali, col pensiero marxiano), costituirono il più importante nucleo di coloro che primi seppero formulare un chiaro programma politico evidentemente post-risorgimentale perchè fondalo sulla coscienza di appartenere a un mondo nuovo che sta sorgendo al di là del compromesso sul quale si era incagliata la classe dirigente, con valori che, nel Risorgimento, erano stari, se non ignorati, trascurati e che apparivano più validi di quelli già trionfanti e ora in corso di degenerazione e di involuzione: p. cs., dell'idea di nazionalità che si trasformava (pur continuando a manifestare valide esigenze nell'irredentismo) in nazionalismo, con sfumature razzistiche e imperialistiche variamente formulate; o dell'idea di libertà, che s'isteriliva nel liberalismo o si trasformava in egotismo o superomismo o anche in anarchismo individualistico. Ài valori degeneranti nel decadentismo (ma in Italia il termine, se non il fenomeno, appare verso la fine del secolo con qualche preannuncio già verso il 1880, mentre risaliva, in Francia, alla metà del secolo), anche chi, come i giovani repubblicani tipo Turati o Bisso-lati (l'ala destra del socialismo democratico del tempo o estrema sinistra dei conservatori), non li rinnegava, contrapponeva i nuovi valori, insieme colla contrapposizione delle generazioni dei padri e dei figli, del Risorgimento e del post-Risorgimento. La contrapposizione, formulata anche dal Bovio, non era del tutto esatta perchè le stesse generazioni risorgimentali avevano avuto coscienza del trasformarsi dei problemi tra il 1861 e il 1870; uomini che avevano vissuto appieno l'esperienza risorgimentale, appartenessero alla destra o alla sinistra, rimanevano, anche dopo il 187Q, stilla breccia a dirigere le sorti del paese o l'opinione pubblica; e pure il socialismo anarchico sì giovava di numerosi ex-mazziniani e di ancor più numerosi garibaldini e di ex-garibaldini. Questo, anzi, mise le radici in Italia in anni nei quali 1 problemi fondamentali del Risorgimento ancora nèh erano stati risolti e compagni del Pisacanc e patriotti massoni collaboravano col Bakunin (nonostante l'avversione di questi alla partecipazione alla guerra del 1866, contro l'opinione del Fanelli, del Gambuzzi e degli aderenti di Palermo, i quali ultimi si separarono) per la loro soluzione iri un senso clic non pareva ad essi contrastare colle direttrici fondamentali del Risorgimento. Le accuse rivolte dal Tucei ne La attuazione italirmu dell'ottobre 1866 alla monarchia e ai costituzionali unitari, simili a quelle avanzate dai repubblicani (sperpero delle risorse nazionali, difetto di una politica sociale, confitte militari, bancarotta economica), si compendiano in una