Rassegna storica del Risorgimento

CLASSI SOCIALI
anno <1951>   pagina <292>
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292 Luigi lini/eretti
braio 1879 scriveva che gran parte della popolazione era legittimata a conside­rare i patrioti! successori dei tedeschi) diventava un luogo comune* ed era una critica di evidente contenuto socialìstico perchè all'usurpazione dei pochi con* frapponeva i diritti dell'intera collettività* Costituiva lo sfondo comune dei vari socialismi post-risorgimentali in quanto constatazione accolta da tutti, più o meno Velata da considerazioni ohe talvolta parrebbero addirittura portarci lontano dal socialismo perchè contengono espressioni contro il socialismo: ma non dimenti chiamo che le lotte tra i vari socialismi sono cosa vecchia e che ognuno di essi si ritiene il vero socialismo e reputa l'avversario fuori del socialismo. Senonchè tra i vari socialismi è sempre possibile una distinzione basata, se non sulla loro maggiore o minore adeguatezza all'idea sociale, o conformità al marxismo, su un criterio politico di facile comprensione e cioè sol loro carattere conservatore del sistema borghese (che non impedisce, anzi implica miglioramenti entro certi limiti ) o rivoluzionario. Di tale distinzione lurono coscienti gli uomini del primo post-Risorgimento, i quali l'avevano derivala dalla pubblicistica tedesca e belga: nella categoria dei socialisti conservatori o della cattedra collocavano i liberali sociali come il Villari e i moderati come il Minghetti; in quella dei rivoluzionari i socialisti democratici (non già i democratici socialisti, anch'essi conservatori quan­tunque araldi della democrazia progressiva ), cioè coloro che volevano l'instaura-zione di uno Stato pienamente e concretamente democratico ossia egualitario mercè il collettivismo (generalmente fiancheggiati, salvo che sul punto del collettivismo, da repubblicani, particolarmente da quelli liberatisi dalle angustie dell'ultimo Maz­zini), e, infine, i socialisti anarchici (sin verso il 1890 prevalse in Italia l'anarchismo collettivistico, qualificabile, quindi, come socialistico). Orbene, tutti questi socialismi (praticamente risolventi in sé il meglio della pubblicistica italiana del tempo), face­vano propria l'accennata critica del Risorgimento,I) che venivano svolgendo e svi­luppando secondo schemi, che verso il 1890 saranno pienamente definiti colla colla­borazione teoretica e dei conservatori e dei rivoluzionari.
Tra le prime e più complete interpretazioni classistiche del Risorgimento collocherei quella, poco nota, di Osvaldo Gnocchi Viani, 2) quantunque non si fosse proposto un'esegesi di carattere storico, ma, più modestamente, un'analisi del mutamento che, sotto i suoi occhi, si verificava nei partiti italiani.8) Egli, men-
1) Il Villari, p. es., nel 1875 dichiarava alla Camera: Noi... abbiamo fatto una rivoluzione, la quale, in grandissima parte è stata l'opera di una borghesia intelli­gente, civile, disinteressata, amante della libertà, e che aveva tutto sacrificato a questa libertà. Il popolo si trovava in condizioni tali da non poter partecipare alla rivoluzione, e venne perciò da noi quasi trascinato ; ma da ciò appunto ne è seguito che, essendo soB a lavorare, essendo soli intenti a compiere quest'ordinamento libero d'Italia, pur volendo fare il bene di tutti, ci siamo tuttavia trovati ristretti senza saperlo e senza volerlo come in un cerchio e abbiamo per poco creduto che il nostro piccolo mondo sia il mondo, dimenticando che fuori dell nostra angusto cerchia va una classe numerosissimo a cui l'Italia non ha mai pensato ed a cui deve pur finalmente cominciare a pensare.
'-) La rivoluzione nei partiti* Asterischi storico-sociali, Ravenna, Zirardini 1884.
3) Mentre prima dell'unità esistevano due partiti (a difesa dei regimi assoluti, conservatore, o contrario ad essi, liberale o rivoluzionario), ora conservatori sono diventati i fautori del nuovo ordine borghese (liberali, moderati, trasformisti, prò gremisti, democratici e repubblicani, mazziniani e federalisti) e rivoluzionari sono coloro che, seguendo la sociologia, vogliono far subentrare alla morente civiltà cristiana la revisione del problema della : proprietà delle cose e della per­sonalità umana preceduti da G. Ferrari, i cui due volumi sullo Filosofia della