Rassegna storica del Risorgimento

CLASSI SOCIALI
anno <1951>   pagina <296>
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296 Luigi Bui/eretti
potevano dire di stare peggio che sotto i Borboni. Anche ì democratici (eoi sì aggiunsero i radicali) che parlavano con nna certa reticenza di borghesia, più che insistere sulle colpe del Risorgimento sottolineavano le tristezze del post-Risorgi­mento: il Cavallotti, nel 1882, ricordava che agli anni splendidi del Risorgimento, nei quali l'amore per la libertà aveva significato l'unità di tutti (analogo concetto nei monarchici socialisteggianti come il Pepoli che ammoniva la monarchia: la dinastia o sarà democratica o finirà di esistere ) era subentrate la delusione perchè le plebi videro le lunghe speranze risolversi nel fumo mandato dall'arrosto che ai pochi toccò. I mazziniani, che non portavano alcun elemento nuovo olla polemica (rinnovavano i lamenti sui mali prodotti dall'iniziativa regia o governa riva moderata), in quanto avversi allo stalo costituito, sia pure soltanto perchè mo­narchico, talvolta dimostravano una limitata solidarietà (al fine di difendere, coi principi libertari, se stessi) verso i rivoluzionari, oggetto delle repressioni e delle vessazioni governative.
Nondimeno gli atteggiamenti dei seguaci del Campanella e del Quadrio meri' tano considerazione.1) I rivoluzionari, mentre facevano proprie alcune critiche dei
?3 II Circolo Maurizio Quadrio di Roma (Sezione d'Apostolato) promosse una serie di pubblicazioni popolari politico-sociali: vedine il primo numero (G. Oberdan. Roma, 1883) nel quale la celebrazione di Oberdan, figlio di una povera slava sedotta, che sin da fanciullo scattava contro la prepotenza la ingiustizia, e che fu poi denunciato all'Austria dal conte Agricola, metteva in evidenza che il suo sacrificio fu una grande luce in mezzo all'assonnamento greve di questa vita borghese, senza ideali, senza entusiasmi, senza carattere.
La crìtica della vita borghese in nome dell'ideale era una critica spiritua­listica, di per sé non socialistica e dagli internazionalisti volevano tenersi distinti quei mazziniani che professavano il principio popolare (vedi: Maurizio Qua­drio, Roma, per cura di detto Circolo, 1884. Il plebiscito dei 1848 per l'annessione della Lombardia era l'abdicazione del più sacro diritto popolare, del diritto costituente; nel 1851 a Londra il Q. teneva letture nella scuola italiana degli operai del Mazzini; l'unificazione avvenne tra le ignominie, le transazióni - in ultima analisi confitta alla croce di Savoia; l'associazione democra­tica internazionale si contrapponeva all'Internazionale dei lavoratori perche, scri­veva nel 1871 il Quadrio al GianneDi, l'associazione democratica collettiva limitata all'individuo o alle classi speciali, significa la repubblica in un dato paese, e, quella non limitata, l'alleanza delle nazioni nel lavoro umanitario ).
Ma taluni di essi si spingevano oltre: vedi, p. es., Alla memoria di Maurizio Quadrio nelVVHI anniversario della sua morte (firmato Emilio Rosati). È un opuscolo dedicato nel 1884 dall'omonimo Circolo che insiste sull'azione indispen­sabile, come già per. realizzare l'unità politica della patria, cosi ora per risolvere la questione sociale. Inizia colle parole di V. Hugo la fame è il delitto pubblico, è il delitto di tutti e continua rousscauianamenté La vera miseria, resa spaventevole dal quotidiano contatto dell'abbondanza e del lusso, condizione prima dell'abbrutimento morule, fomite di vizi infami e di reati e di avvilimenti codardi, la miseria istituzione, la miseria retaggio non appartiene alla società primitiva. Appartiene alla civiltà: Sorte, in seguito alle lunghe serie dì guerre di razzo o di religione costituenti i grandi imperi e le fiorenti repubbliche, l'uri-stocrazia della spada e della nascita, il proletariato compare: compare composto della gran massa dei timidi o degli invalidi incapaci o impotenti alle lotte san­guinose, quando la oligarchia dei nobili, fondato sulla nascita, venne spazzata via in tutta Europa, tranne la Russia, dal turbine della tiran Rivoluzione, una parte piccola dei cittadini tra lo gioia della conquistata eguaglianza, lavorò inde­fessa astuta, calcolatrice, a prenderne il posto; In Borghesia*. Per borghesia intende la classe dei cittadini più studiosa, di gusti più raffinati, non una ai lavori manuali o, secondo Louis Diane, l'insieme dei cittadini che, possedendo