Rassegna storica del Risorgimento

CLASSI SOCIALI
anno <1951>   pagina <301>
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Le orìgini dell'interpretazione classistica del Risorgimento 301
dei contadini. Col pretesto di modernizzare l'economia liberalizzandola, la borghe­sia pose fine ai monti frumentari cui sostituì l'usura privata.
Si trattava* nel Merlino, di particolari verità inquadrate in ima visione storio* graficamente non troppo consistente (anche perchè in funzione esclusiva di un'ideo­logia socialistica quanto mai difettosa) della anale troviamo traccio in molti excur­sus storici di altri pubblicisti o ideologisti (se è consentito adoperare questo voca­bolo in tal senso) del tempo. Gli stessi borghesi conservatori si persuadevano che il Risorgimento era stato unicamente opera loro e quindi éi ponevano da se stessi in una posizione non troppo felice per ribattere le accuse degli avversari, fonda­li ssime quando si riferivano a episodi degli anni più recenti. Si rifugiavano allora in vagheggiamenti umanitari pseudosocialistici o, assumendo decisamente la re­sponsabilità dei misfatti, si trinceravano dietro il fatalismo scientifico dell'evolu­zione, della lotta per resistenza, della sopravvivenza del più forte, spinto, alla fine del secolo, alle estreme conseguenze, o dell'individualismo decadentistico o del nazionalismo che potremmo dire espansionistico, il quale rifaceva anch'esso a modo suo la storia del Risorgimento.
Questa, infatti, serviva ormai a sostanziare, attraverso le interpretazioni sto­riografiche, miti molto diversi che venivano contemporaneamente proposti agli Italiani per propagandare un programma o liberale conservatore, o democratico, o socialista rivoluzionario. Quei miti furono sino alla fine del secolo il mito sabaudo, il mito mazziniano, il mito garibaldino. La fabbrica dei miti ora procedeva più scienti Reamente e la sola rielaborazione poetica ad opera dei vati o storiografica più o meno aulica appariva insufficiente: intervennero i sociologia, sacerdoti del mito caratteristico di quell'età, cioè del mito della scienza1) e pure svelando di quanto sangue grondi l'evoluzione, ispiravano una salutare fiducia nel metodo scien­tifico, capace di ricostruire le leggi dell'universo e di additare le vie del progresso. ÀI contrario i seguaci dei sistemi spiritualistici si abbandonavano sin da allora a velleitarismi che avrebbero condotto dritto dritto al peggior decadentismo, pur quando pretendevano di battersi (vedi il caso Carducci) per una visione pagana e gioiosa, per la luce, per la vita, come usavano i democratici massoni ~) tra i quali mi piace ricordare, perchè socialista risorgimentale, David Levi. Questi in un'inedita lettera all'Aglio di Cremona il 14 dicembre 1889, auspicava: è pur tempo che l'Italia libera, si liberi dal nume degli schiavi, crocefisso e schiavo, per ritornare ai veri numi della libertà, della Natura e della Luce; è pur tempo che l'Italia abbatta dal suo usurpato piedestallo il Manzoni, e i suoi 7nni, per ispi­rarli ai numi della forza e della vita. La poesia dovrà essa richiudersi nelle tenèbre del convento o nella sacrestia, ove la relegò Manzoni, anziché ispirarsi alle grandi verità del secolo? Anziché risplendere la vita fecondo della natura isterilirsi nelle volte opache del convento?. Ma simili invocazioni solari, frequenti negli aitimi decenni del secolo, sotto gli appelli alle forze primigenie, fondamentali, naturali, ovvi alla borghesia che, giunta al potere, sperava in un prospero avvenire, nascon­devano pericolose tendenze che mineranno Finterà costruzione non soltanto del positivismo evoluzionistico, favorendo il diffondersi dell'irrazionalismo.
i; Non si può considerare molto positiva una scienza che a proposito della uguaglianza, p. cs., ora l'affermava naturale ora innaturale: cfr. F. CAZZANIGA, L'Eguaglianza, studiata nella storia e nella scienza, Cremona, 1885.
2) ti positivismo costituì per l'iialia la sua massima esperienza illuministica nell'età contemporanea. Accenni in G. Ponzio, La celebrazione in Francia e in Italia del primo centenario della morte di Voltaire (in Fatti e Teorie, 1950).