Rassegna storica del Risorgimento
CLASSI SOCIALI
anno
<
1951
>
pagina
<
302
>
302 Luigi Bui/eretti
Comunque lo frattura col Risorgimento era chiara: si riconosceva la sua insufficienza come mito da valere nell'età presente e ri auspicava l'avvento di altri miti. Le ferree esigenze dell'economia prendevano, nella ricostruzione storiografica, verso il 1890, il posto prima attribuito agli slanci- eroici. Spiegazioni economisti che affiorano in quegli anni nei nostri studiosi anche piuttosto conservatori : dal Lampertico, che ricordava lo strepito negli anni del Risorgimento del capitale italiano contro gli innumerevoli dazi., gravosi e molesti a Ida Grassi -) che spiegava la rei a li vaii ieri le minore diffusione del mazziniancsimo e dello spirito rivoluzionario in Toscana perchè qui il capitale avrebbe goduto una condizione relativa* mente vantaggiosa. Persino il Beauregard scriveva: Era sul terreno degli affari che gli italiani del 1845 volevano portare la lotta. La rivoluzione italiana doveva ormai farsi colla mano in saccoccia .
Achille Loria, il maggiore economista-sociologo italiano del tempo, cercava di mettere un po' d'ordine in simili affermazioni e di 'distinguere diversi tipi di politiche in relazione ai diversi tipi di capitalismi e spiegava sommariamente le vicende della storia d'Italia in relazione a quella francese e inglese e il ritardo verificatosi in Italia al risorgimento borghese: da noi la proprietà feudale mai raggiunse quella potenza dominatrice altrove conseguita, la borghesia comunale potè fronteggiarla senza invocare la formazione di un potere accentrante invocato, invece, se mai, dalla classe feudale. D'altra parte il capitale non raggiunse da noi, quantunque sorto precocemente, quel vigoroso svilnppo proprio di altri paesi e dovette subire le barriere e il disgregamento politico: raggiunto, infine, il grado di maturità che rende insopportabili le barriere e il disgregamento politico vide nell'unificazione nazionale una condizione necessaria di espansione e questa irrequietudine del capitale cooperò certo potentemente al successo di quella rivoluzione di cui è risultato glorioso e imperituro l'unificazione italiana. -9
Il Loria, più cauto dei positivisti e dei marxisti rozzi, scriveva di cooperazione, anziché di derivazione causale e totale del fatto politico da quello economico, ma cadeva nell'economismo3) ponendo in relazione diretta fatti politici con fatti economici molto circoscritti: da buon sociologo difettava del senso dialettico della storia e, pur possedendo una vasta cultura, il metodo positivistico della costruzione tipologica prevaleva in lui sul senso storico.
Comunque, l'indagine storica non solo quella applicata al Risorgimento-, s-*
s'era arricchita in Italia alla fine del secolo di un nuovo canone fondamentale che
nella prima metà del secolo era stato accennato in suoi inediti appunti persino dal
Rosmini (anrh'egli, come il Loria, sulle tracce dell'Harrington, del Vico, di A.
Smith, ma assimilati nella pubblicistica conservatrice di un Burke, di un Gcntz, di
un Haller), ma che era poi stato trascurato nel periodo eroico del Risorgimento,
quando la concitazione etica dominava gli spiriti protesi all'azione, salvo che da
una ristrettissima cerchia di affiliati a società segrete, attraverso il Buonarroti
più o meno esperti dell'applicazione di un quissimile a quel canone ai fatti della
rivoluzione francese. *)
LUIGI BULFERETTI
i ) // primo periodo della Giovine Italia nel Granducato di Toscana, Torino, 1898.
3) Le basi economiche della costituzione sociale, Torino, 1903.
3) È da notare che fu proprio il Loria a introdurre lo definizione di economismo storico, (tòn p. 431 n.),
*) Vedi gli studi di A, GALANTI; GARRONE, in particolare il suo recente Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell'Dilacerilo, Torino, 1951.