Rassegna storica del Risorgimento

1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
anno <1951>   pagina <306>
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SOCIALISMO E COMUNISMO IN ITALIA DAL 1846 AL 1849
Fra il 1815 e il 1830 le dottrine socialiste non furono molto diffuse in Italia:; agirono come paura della legge agraria nei moti del 1820-1821 sia nell'Italia settentrionale che in quella meridionale: il Colletta ci parla del timore diffuso fra i possidenti che la rivoluzione potesse sboccare nella legge agraria e nel catechismo del Maestro carbonaro, come riferisce il Canta (Il conciliatore e i cor* bonari) era detto che il carbonaro deve cooperare con tutte le aue forze ed a costo della vita, alla promulgazione della legge agraria . Ma la direzione di quei moti rimase ben salda in mano all'aristocrazia, alla ricca borghesia ed agli elementi militari, perchè hi minaccia della legge agraria > potesse divenire effettiva e reale. Altri sparsi accenni di socialismo e di comunismo non valgono a denotare una loro seria penetrazione nelle masse popolari. E ciò era naturale, poiché queste masse, fra il 1815 e il 1830, non partecipavano ancora attivamente alla vita politica e Toppo sizione alla società della Santa Alleanza era stata condotta soprattutto da elementi, dell'aristocrazia e dell'esercito, desiderosi di riprendere i loro antichi privilegi; c'era stata sì, anche una opposizione di elementi borghesi, in nome di una nuova società, ma questi non avevano avuto la forza di modificare hi particolare natura ari­stocratica di quei moti e, pertanto, erano stati spinti ad appoggiarsi più alla destra, alla nobiltà, che alla sinistra, alle classi popolari.
Invece, con la rivoluzione del 1830 la situazione cambia notevolmente soprat­tutto perchè si ha una partecipazione più intensa della media borghesia, com­mercianti, avvocati, che viene trascinata nella rivoluzione da motivi economici, dall'incipiente desiderio di allargare il mercato interno, di togliere i numerosi vincoli che ostacolano lo scambio dei prodotti. Questa partecipazione della media borghesia portò con sé nuovi problemi ed allargò i termini della lotta politica, ponendo le premesse per una partecipazione anche delle classi popolari. Infatti, il fallimento della rivoluzione dimostrò alla media borghesia come fosse neces­sario, per poter vincere, ricercare il concorso anche del popolo e, perciò, impostare anche il problema sociale accanto al problema politico.
Data, così, dagli anni immediatamente posteriori al 1830, una seria diffusione di dottrine sociali fra hi media borghesia italiana e l'esempio della Francia, la cui influenza fu, in quegli anni, molto forte ed in cui predominava, allora, il sansimonismo, favorì l'accoglimento, da parte della nostra media borghesia, di questa dottrina. Il sansimonismo, a dire la verità, era già penetrato in Italia alcuni anni prima e già nel 1824, nel Regno di Sardegna, si prendevano provvedimenti per impedire l'introduzione degli scritti di Saint-Simon, ma la sua vera ed efficace influenza in Italia incomincia dopo il 1830. Tale influenza fu dovuta a diverse cause, fra cui bisogna, anzitutto, porre il fascino che riprese ad esercitare sugli elementi radicali la Francia, che sembrava aver ripreso le sue tradizioni rivolu­zionarie e poi, anche al fatto che il sansimonismo rispondeva benissimo alle aspirazioni di una media borghesia, ancora impregnata di idealismo romantico e sognante una solidarietà, un affratellamento di tutte le classi: Tentammo, dice David Levi nel noto articolo sulla Nuova Antologia, associare la questione politica all'economica e sociale, infervorare Funa colTaltra, per unire in un interesse co­mune, in una solidarietà collettiva, tutte le classi, infiammarle alla nostra causa e dirigerle compatte verso un medesimo scopo : rinnovamento politico e rinno-