Rassegna storica del Risorgimento

1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
anno <1951>   pagina <307>
immagine non disponibile

Socialismo e comunismo in Italia dal 1846 al 1849 307
vnmcnlo sociale e- religioso. Venuta in quel perìodo d'incubazione e preparazione la nuova parola dalla Francia, sembrò corrispondere in parte al nostro pensiero, convenire alle nostre aspirazioni e intenti; perocché pareva presentare una solu­zione al problema politico, economico e religioso, e fondarsi sopra alcune tra* dizioni dell'Italia repubblicana e indipendente; e noi ci afferrammo al sansimo-ijisino (p. 454). Ed il Montanelli insiste molto sulle tendenze mistiche del suo spirito che lo predisposero, in quel periodo, ad accogliere la nuova dottrina san-simoniana e parla, a proposito di essa, di sistemi neo-religiosi . Miglior fortuna dopo il 1830 incontrarono ì sistemi neo-religiosi francesi; e nel 1831 s'era formata fra gli scolari di Pisa una chiesuola sansimoniana. A questo nuovo movimento d'idee diede aiuto la parola mistica e ditirambica di Mazzini (Memorie stili'Ita-fio, ecc., p. 34).
Da tutto ciò si scorge chiaramente come questo nuovo interessamento della media borghesia italiana per i problemi sociali rimanesse sempre un interessa­mento paternalistico e come provenisse da una vaga aspirazione alla concordia, alla fratellanza delle classi che continuava a rimanere, nel suo fondo, di origine schiettamente mazziniana. Eppure anche questo sansimonismo, così privo di sostan­ziali intenti rivoluzionari. preoccupò non poco la classe dirigente reazionaria e troviamo una eco di queste vive preoccupazioni in alcuni articoli pubblicati su riviste di allora. La Biblioteca Italiana, ad esempio, nel 1832, dedicava un articolo al Sansimonismo : sue condizioni fondamentali , in cui cercava di dimostrare come il sansimonismo consistesse nell' annullamento delle private proprietà, nella dissoluzione dei vincoli e delle affezioni di famiglia, e nello spoglio della perso­nale libertà . Ed affermava anche che i pensamenti dei sausimonisti e di tutti gli altri utopisti erano zotiche assurdità visionarie da sfogarsi nelle case dei pazzi . L'interesse suscitato dal sansimonismo, e, di conseguenza, la realtà e l'entità della sua diffusione, sono dimostrati anche dagli articoli pubblicati dagli Annali universali di Statistica e dalla Rivista Europea di Milano rispettivamente nel 1836 e nel 1838. Ed effettivamente, il periodo della sua più intensa diffusione, fu proprio tra gli anni 1832-38 o, al più tardi, 1840. Ben presto quella media borghesia che l'aveva accolto con tanto entusiasmo al suo inizio, ritenendo di poter risolvere con esso il problema fondamentale, quello, cioè, di associare anche le masse popolari, interessandole, con l'impostazione delle questioni sociali, alla soluzione del problema politico, si dovette accorgere che a nulla approdavano, come, del resto, era naturale data la formulazione astratta e paternalistica del loro interessamento, i suoi sforzi ed abbandonò anche il sansimonismo. David Levi dice che la questione dell'indipendenza , che ardeva somma nei loro cuori, contribuì, in misura decisiva, a far tramontare l'interesse sociale; fu veramente, per quella media borghesia, una fase passeggera, ed una volta sfumati gli entusiasmi e le speranze suscitati dalla rivoluzione del 1830, anch'essa rinunciò ad ogni autonomia di posizioni e rinunciò, calma e tranquilla, alle sue posi­zioni politiche con cui avrebbe dovuto distinguersi dalla borghesia genericamente liberale, che poneva, innanzi a tutto, il problema dell'indipendenza.
Una volta spentasi la fiammata del sansimonismo, poco rimase, nell'Italia fra il 1840 e il 1846, di dottrine socialiste. Erano penetrate pochissimo in profon>