Rassegna storica del Risorgimento
1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
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1951
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Franco Catalano
dita ed ancora rimanevano confinate in ristretti circoli borghesi e non erano, pertanto conquista autonoma delle masse giunte a sentirle come rispondenti alle proprie esigenze. Questo carattere discussione in un ristretto cìrcolo borghese avevano pure quelle riunioni, di cui ci parla il Montanelli (a j>. 41 delle sue Memorie, ecc.) che si tenevano a Bologna da parte di un gruppo di liberali > che seguivano i movimenti della scienza sociale francese . Discussioni di liberali borghesi, che si accordavano tutti nella brama del riscatto italiano, che, cioè, anteponevano sempre il problema politico nazionale a qualsiasi problema sociale: reranvi in queste riunioni nazionalisti e neocattolici, partigiani della libera concorrenza e dell'ordinamento del lavoro , i quali s'accordavano tutti nella brama del riscatto italiano .
Perciò, interessamento generico per i problemi sociali che, si potrebbe quasi dire, era un lusso che la borghesia di allora si consentiva proprio perchè, mancava un serio e cosciente movimento proletario. E, fino a quando quest'ultimo fosse-mancato anche nelle Bue forme di incipiente organizzazione proletaria, la borghesia poteva illudersi di stabilire lei i limiti entro cui doveva contenersi il suo interessamento per i problemi sociali. Ma, verso la fiue del 1846, soprattutto i contadini, su cui, in particolare, gravava la crisi agricola che aveva colpito tutta Europa, incominciarono ad agitarsi, anche perchè, come dice A. Cori (Storia della rivoluzione italiana, ecc.) sbrigliati dalle novità politiche . Incominciarono ad agitarsi assalendo i depositi granari, i negozi, attentando alle proprietà, come dicono spaventate le fonti borghesi dell'epoca. E proprio verso la fine del 1845, nell'ottobre, la polizia toscana scopriva una società segreta che aveva, si disse, per scopo di fondare il comunismo mediante la spartizione delle terre ed il cui focolare, sempre secondo quanto si diceva, era a Vecchiano e al ponte Serrino, e gli apostoli a Pisa e a Livorno. La parte più retriva della borghesia si spaventò moltissimo per la scoperta di questa Società,1) mentre la borghesia liberale, moderata vedi, ad esempio, il Giusti ed il Capponi, sul momento non tragicizzò troppo la cosa, anzi cercò di attenuarla, negando che in Toscana ci potessero essere, con la proprietà divisa com'era, dei comunisti. Questa incertezza si riflettè anche sui giudici, alcuni dei quali tendevano ad attenuare la faccenda, mentre altri avrebbero voluto accusare gli imputati di comunismo e giudicarli in base a tale accusa. E, fra queste opposte tendenze, non si seppe mai, con precisione, la verità. Il nobile Leoli, però, dice A. Gori, uno dei capi della società, affermava il re sardo... essersi finalmente decìso a procurare con le armi l'indipendenza d'Italia, e, pertanto, sembra che il fine politico andasse unito, in questa Società dei progressisti, al fine sociale, il che consentirebbe, forse, di dedurre che si trattava di uno di quei movimenti della borghesia radicale, avanzata che si sforzava di legare le masse contadine al problema dell'indipendenza nazionale* mediante un interessamento alle loro questioni sociali e promettendo il soddisfacimento delle aspirazioni più profonde e piti tenaci .noi contadini: il possesso della terra.
Senza dubbio, però, se questi erano gli scopi e gli intendimenti della Società dei progressisti di Pisa e di Livorno, si doveva trattare di frazioni della borghesia
1) A sentire certuni la Toscana era alla spartita, tee braccia di terreno a testo, tanto per farmi seppellir (Giusti) .