Rassegna storica del Risorgimento
1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
anno
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1951
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pagina
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309
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Socialismo e comunismo in Italia dal 1846 al 1849 309
mollo avanzate, poiché lutti gli altri movimenti in favore dei contadini, che si verificano ira la fine del 1846 e gli inizi del 1848, ai mantengono su posizioni più conservatrici. In un rapporto del cav. Meuz al Mettermeli del maggio 1846 (riportalo in Gualterio, voL 1: Documenti, p. 545) troviamo detto: I capi dei Rivoluzionari avendo cominciato a comprendere questa verità (che bisognava, cioè, avere l'aiuto del popolo), sentirono il bisogno di guadagnare i contadini, meno per mezzo delle declamazioni politiche che agendo mediante l'influenza del clero ed. il buon modo di procedere dei signori liberali verso essi . Ed anche dal-V Archivio Triennale abbiamo notizia che, verso la fine del 1847 e gli inizi del 1848, alcuni giovani si erano sparsi per le campagne nel tentativo di suscitare i contadini, senza parlare, però, di loro intenti sociali. Questi movimenti, pertanto, si mantengono su un piano conservatore ma Bono tutti molto significativi, poiché stanno a denotare che la borghesia, o almeno quella parte di essa più aperta, ha avvertito che i contadini si stanno muovendo, incominciano a partecipare con una loro volontà alla vita politica ed allora tenta di imbrigliarne le mosse per mantenerli sempre sotto la propria direzione. È molto interessante, a questo proposito, quel passo riportato sopra del cav. Meuz in cui dice che i capi rivoluzionari agiscono sui contadini mediante l'inlluenza del clero e dei signori liberali; in questo stesso modo avrebbe voluto il Rifusoli che si agisse su di essi: da una parte con il far impartire al popolo sparso delle campagne una istruzione religiosa da parroci che altamente sentissero la santità del loro ministero e dall'altra con il far abitare le campagne da maggior numero di proprietari morali ed istruiti (vedi: Lettere e Documenti).
Ma il popolo delle campagne nella sua estrema miseria documentata dallo stesso Ricasoli: Ma quanti erano i mali che nel l'in terno di quei tetti si nascondevano, e a cui l'animo mio non era preparato... e nella sua ribellione spontanea a questo insopportabile stato di cose, tendeva ad infrangere quella paternalistica ed interessata tutela ed allora era pronta, per i moderati e per la borghesia, l'accusa di socialismo e di comunismo. Socialismo e comunismo che avevano il significato, per loro, di attacco alla proprietà, di minaccia di spartizione delle terre, anche perchè chi lanciava quelle accuse erano soprattutto i proprietari terrieri, i più direttamente minacciati dai moti contadini. Ed accanto a queste accuse, era pure molto diffusa l'altra accusa, di sobillazione da parte dell'Austria. Ed effettivamente questo Stato aveva seguito e seguiva tuttora una politica di favorì per i contadini allo scopo di staccarli, alienarli dai proprietari terrieri, ma con questa accusa la borghesia mostrava di non voler vedere la spontaneità di quei moti contadini, in cui confluivano oltre al disagio per la recente carestia, anche l'insofferenza per la lunga servitù. Erano moti senza guida, senza direzione, senza una mèta prestabilita, ma appunto tutto ciò deponeva in favore della loro spontaneità.
E questo era, poi, in ultima analisi, costretta a riconoscere la stessa borghesia, quando cercava di combattere quei moti dall'interno, organizzandosi a difesa, mediante nuove istituzioni, che erano sì, volute, da una parte dalla sua accresciuta potenza economica ma che erano anche richieste, dall'altra parte, da quel nuovo ed insospettato fenomeno di una agitazione contadina così estesa e così generale. Ed infatti, le domande che essa rivolge ai governi assoluti di nuove istituzioni democratiche sono quasi tutte intese hi senso ani i-proletario, o più precisamente, per questo periodo, in senso anti-contadino. Rassicurare il paese
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