Rassegna storica del Risorgimento
1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
anno
<
1951
>
pagina
<
310
>
310
Franco Catalano
dai timori di perturbazioni popolari e di ut lucriti alia proprietà >, doveva essere, secondo il Canibruy Digny, l'intento principale delle libere istituzioni; ed a tale scopo si chiedeva la libertà di stampa, per poter combattere la stampa clandestina e, con essa, il comunismo. Pure a tale scopo era chiesta l'istituzione della Guardia Civica, che, composta, quasi esclusivamente di possidenti, avrebbe dovuto avere per compito di difendere ì proprietari terrieri dagli attacchi del contadini. Ed anche la libertà commerciale, che pure era così rispondente alle esigenze di Una borghesia in sviluppo, sembra, a volte, richiesta quasi in opposizione alle tendenze della popolazione dei campi, la quale avrebbe voluto che i Governi impedissero l'esportazione dei prodotti agricoli.
Così, si giunse alle Costituzioni dell'inizio del 1848, le quali rappresentarono, a parte gli altri significati politici generali, l'atto conclusivo di questa difesa della borghesia dagli assalti delle plebi contadine, U tentativo di arginare ogni probabile attacco, ottenendo salde garanzie legali. Quasi tutte le fonti sono concordi nel parlarci di concordia delle varie classi sociali nella gioia della largita Costituzione; ma ben presto il dissidio più profondo doveva aprirsi fra il modo come intendeva la Costituzione la borghesia ed il modo, invece, come la intendevano i contadini. La prima, sapendo di averla conquistata lei, per i suoi bisogni, per lo sue necessità, intendeva servirsene per reprimere ogni offesa alia sua proprietà, mentre i secondi credevano di veder soddisfatta, finalmente, con la Costituzione, la loro antica fame di terra. Ed allora si mossero, soprattutto nell'Italia meridionale (dove alcune condizioni si presentavano con particolare acutezza, quale, soprattutto, il recente possesso borghese della terra, che aveva privato i contadini di alcuni diritti di cui godevano prima), alla conquista della terra. Ma i proprietari, i quali si erano organizzati, sfruttando le libertà concesse dalla Costituzione, in Circoli, soffocano senza pietà queste sollevazioni contadine: a Taranto, ad esempio, Il Circolo, venuto a conoscenza, agli inizi di luglio che una rivoluzione comunista cioè l'occupazione delle terre si propagava pel distretto, invitava i rispettivi paesi della Provincia perchè dessero un elenco di cittadini probi che de volontari si tenessero pronti a marciare là dove il bisogno della Patria richiedesse . Come si vede, non mancava l'identificazione degli interessi della Patria con gli interessi propri, secondo una consuetudine che è diventata, poi, tradizionale. Questa repressione dei contadini, che avvenne in tutta Italia e che ebbe tutti i caratteri di una violenta repressione di classe, chiuse la prima fase la fase che si potrebbe chiamare contadina delle rivoluzioni del 1848. Da allora i contadini si schierarono contro il nuovo ordine borghese, con una logica elementare, ma profonda: avevano tutto sperato; delle Costituzioni borghesi, ma nulla avevano avuto: non c'era, perciò, nessun motivo perchè continuassero a difenderle. E. quanto questo passaggio fosse naturale è riconosciuto da alcuni storici contemporanei, dal Cassola, per esempio, il quale nel suo racconto sulla Insurrezione di Brescia (pubblicato nei Documenti della guerra santa d'Italia>) afferma che gli emissari spediti per le campagne erano riusciti a raccogliere pochi armati, sia che i contadini si ricordassero del cattivo trattamento avuto l'anno scorso (1848) dal Governo Provvisorio, quando pieni di entusiasmo erano accorai in armi a difesa della città, sia elle il cattivo esito della precedente rivoluzione li avesse sconfortati, e poco sperassero nella guerra del Piemonte. Ma si sente che la causa principale è la prima, poiché lo seconda è la causa dello storico repubblicano e mazziniano;