Rassegna storica del Risorgimento

1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
anno <1951>   pagina <311>
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Socialismo e comunismo in Italia dal 1846 al 1849 311

Fino agli inizi, perciò, del 1848, per socialismo e comunismo si intendono soprattutto le sollevazioni ed i moti dei contadini premuti dalla carestia ed alla ricerca dì migliorare le loro condizioni; si intende soprattutto, la minaccia alle proprietà che quelle sollevazioni e quei moti necessariamente generano. Pertanto, le due parole, socialismo e comunismo, hanno* in generale, in questo periodo,, dal 1846 all'inizio del 1848, un significato piuttosto povero e sono sempre adoperale, indifferentemente, l'uno per l'altra, come avviene appunto nei due scritti più note voli del periodo: quello di Gustavo Cavour pubblicato sulla Biblioteca univer­sale di Ginevra (Le idee comuniste ed i mezzi per combatterle) e quello del. Rosmini (Il comunismo e il socialismo. Ragionamento) pubblicato nel 1849, ma scrìtto nell'autunno del 1847. Questi, due scritti sono interessanti anche perchè rive­lano, indirettamente, l'inconsistenza di un socialismo e di nn comunismo diffusi fra le masse cittadine: partono tutt'c due dall'esperienza del socialismo utopistico francese ed il Cavour afferma che il comunismo è una dottrina che ha diffusione soprattutto nelle teorie dei filosofi e si preoccupa di più dell'odio, dei sentimenti di terrore e di disprezzo, che i ricchi provano verso i disgraziati prole tarii che dell'odio di questi ultimi verso i primi, mentre il Rosmini esprime la sua convin­zione che il senno italiano non sarà illuso, non sarà traviato dagli stranieri de-lirii ed afferma che in cuori, in menti penetrati dal cattolicesimo le utopie non fanno prova. Ma in una nota premessa al libretto, il Rosmini fa notare che il Ragionamento fu scritto nel 1847 e non nel 1849, quando fu pubblicato, come volesse avvertire che alcune frasi sono superate, e fra queste ci potrebbero essere appunto le affermazioni riportate sopra.
Sia Gustavo Cavour sia il Rosmini, pertanto, concordano nel ritenere che i sistemi socialisti francesi sono scarsamente diffusi in Italia; ed effettivamente era cosi prima della rivoluzione francese del febbraio 1848. Tolta, infatti, qualche isolata discussióne (quale quella del giugno 1847 sul giornale fiorentino VAlba sulla organizzazione del lavoro) non c'era stato quasi nient'altro, in Italia, che richiamasse i problemi impostati dal socialismo francese; da noi, come abbiamo detto, il socialismo e il comunismo erano stati, soprattutto, socialismo e comunismo contadini. Ma, dopo la rivoluzione di Parigi del febbraio, penetrano anche in Italia tutti i problemi affermati dal proletariato parigino ed i tentativi con cui questa cercava di risolvere i suoi più assillanli bisogni. Penetrano, in parte perchè i radi­cali italiani (quali un Cattaneo, nn Ferrari) guardano alla Francia come a colei che potrebbe aiutare nello stabilire la repubblica, ed in parte anche perchè la propaganda degli agenti francesi è molto intensa. Abbiamo una eco delle preoc­cupazioni suscitate da questa propaganda negli ambienti conservatori italiani in un documento pubblicato dal Gennari-Ili (Atti e Documenti diversi, eccn p. XL): in uno lettera del aig. Gal lei de fioriture da Parigi del 29 marzo 1848 al ministero toscano, troviamo detto : ... che tutta la propaganda rivoluzionaria da parte degli inviati della Repubblica, sarebbe un pericolo per la Toscana e un imbarazzo per la Francia... il Ministro (De Lamartine) mi ha risposto che inviati francesi, almeno fino a che egli fosse agii affari, non solamente non farebbero alcuna propa­ganda, ma che anzi si presterebbero a fortificare il governo. Da ciò ri deduce che questo signor Gal lei de Kulture si era preoccupato di neutralizzare l'effetto che potevano avere gli inviati repubblicani francesi. Di questa duplice via di diffu-