Rassegna storica del Risorgimento
1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
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1951
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pagina
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313
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Socialismo e comunismo in Italia dal 1846 al 1849 313
È interessante, ora, vedere le reazioni che tali agitazioni degli operai hanno provocato nelle varie classi sociali: i moderali, rappresentanti della borghesia terriera, déQa nobiltà che si era maggiormente inserita nell'attività produttiva, non si erano lasciati troppo spaventare, nella prima fase contadina, dalle sollevazioni delle plebi rurali (basta vedere, infatti, le opinioni del Giusti e del Capponi, nelle loro Lettere, con cui negano che ci possa essere il pericolo del comunismo suscitato dai moli contadini: il Capponi affermava: Al comunismo ripeto e solennemente professo di non credere un'acca). Ma, dopo, quando quelle sollevazioni si tramutarono in scioperi di operai, che apparivano più ordinati, più diretti coscientemente ad uno scopo preciso, si spaventarono anch'essi e ciò li spinse a ritirarsi dal moto dell'indi pendenza, cosa che non avevano fatto fino all'inizio del 1848, nella prima fase contadina. Si veda, per questo cambiamento di grande importanza perchè isolò il proletariato e favorì, come vedremo, alcuni episodi in cui appare veramente la lotta dì classe, il giudizio del Capponi sui moti di Livorno dell'agosto 1848: Non vi dobbiamo dissimulare che i disordini livornesi sono imputabili per certo alla commozione di mia parte del popolo, dell'infimo popolo, momentaneamente sciolto dal freno delle leggi, dalla soggezione all'autorità; e chiedeva, pertanto, al Senato l'approvazione di poteri eccezionali per tutta la Toscana. Ed anche nel Carteggio della Marchesa Costanza d'Azeglio troviamo segnato, con chiarezza, questo passaggio; durante il 1847 e l'inizio del 1848 la Marchesa e suo marito si erano mantenuti su posizioni di simpatia e di incoraggiamento per il moto nazionale, ma, da una parte, le ripercussioni della rivoluzione parigina, e dall'altra, gli scioperi degli operai contribuiscono, in maniera decisiva, a farli passare all'opposizione: Abbiamo qui io sciopero dei sarti e dei calzolai che alzano pretese indiscrete. Sono incitati da stranieri e pagati da malevoli. Ma siccome tutti sono prevenuti contro i loro progetti, penso che non si cederà . (Soli* venirs historiques, pp. 255-256). Ed a Napoli gli scioperi degli stampatori, dei tipografi, degli operai tessitori che reclamavano orario minore, salario meno scarso i>, misero terrore grande nel Governo, nei ricchi, nei padroni di bottega, nei liberali, in tutti , spaventati da questi moti operai, tanto più paurosi perchè nuovi, strani, di insegnamento e di costume francese (Ida Ghisalbcrti, Le condizioni generali del Napoletano, ecc., p. 34).
Cosi, le posizioni politiche dei moderati venivano a coincidere con quelle dei reazionari, dei retrogradi, dei codini: il Giusti, ad esempio, sentiva di essere diventato un retrogrado: Già una presa di retrogrado, credo d'essermela beccata (JSpi-stolario 1904, p. 190). I reazionari, nell'intento di rendere sempre più stabile e definitiva questa rinuncia dei moderati ad una distinta posizione e comprendendo che ciò dava loro lo possibilità di sconfìggere gli avversari, ingrandirono ed esagerarono il pericolo e la minaccia del socialismo e del comunismo. Minaccia che, in Italia, non esisteva, forse, nelle sue forme teoriche e coscienti come in Francia (eccetto, alcune città, come Livorno, in cui, come diceva il Capponi, c'era una turba più facilmente delle altre agitabili ed in cui i commerci del mare avevano dato facile adito agli stranieri, ohe pur troppo portarono in Toscana siffatta velenosa merce - - cioè il socialismo), ma che, tuttavia, forni alcuni esempi di lotta del proletariato, molto significativi, poiché lasciano scorgere, pur sotto le ingannatrici apparenze, tutta lo realtà di una lotta di classe. A Bologna, nell'agosto del 1848, la plebe, composta di facchini, lavandai. Urini, canepini, ecc., respingeva, dopo aver combattuto duramente, gli Austriaci, mentre la ricca bor-