Rassegna storica del Risorgimento
1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
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1951
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Franco Catalano
ghosia scappava dalla città e dimostrava di temere molto più la plebe che il ne* mi co. Sotto le apparenze, perciò, di una lotta per l'indipendenza, abbiamo una più. sostanzialo lotta di classe; ed infatti, la plebe bolognese, combattendo contro gli austriaci, lotta, nel tempo stesso, contro la borghesia della sua città, alleata del nemico della patria, e che attendeva proprio da questo nemico la liberazione dall'incubo popolare. E che si trattasse di una vera e propria lotta di classe, stanno a dimostrarlo la dittatura proletaria (A. Gori) che la plebe bolognese instaurò dopo la vittoria e Podio contro le classi agiato, che Isa troppo profonde radici >, come dicono alcuni documenti. Il popolo si servi di quella dittatura per soddisfare le sue esigenze piò sentite, ira cui, anzitutto la sicurezza del lavoro, in un periodo in cui la grave crisi economica si era penosamente ripercossa sul lavoro degli operai.
Altri numerosi episodi abbiamo, nelle vicende di questi due anni, che si richiamano a questo di Bologna: Livorno, ad esempio, nel maggio del 1849, quando il popolo rimase solo a combattere contro gli austriaci. Ed anche allora il ceto agiato scappò dalla città, mentre la plebe, per bocca di uno sconosciuto, affermò che avrebbe continualo a combattere con più slancio contro le càbale retrive dei blasonati, che furono e saran sempre i suoi nemici mortali (Pietro Martini. Diario livornese, pp. 88-89) ; e rimanevano a governare la città non gli avvocati, né i ricchi, né altri simili membri della classe dirigente, del partito dirigente, ma due umili popolani, due artigiani (Martini, op. cii p. 365). Pure a Brescia, nel 1849, a Genova si ebbero simili episodi di lotta di classe; e sempre il proletariato, nel momento del maggior pericolo, innalzava la bandiera rossa, simbolo si, come ci dicono i documenti, di disperata volontà di resistenza, ma anche chiaro simbolo di una lotta in cui gli operai si sentono soli e sentono, soprattutto, di aver eliminato il loro avversario di classe.
Ma, anche quando non giunse a tali prove, il popolo delle città avanzò Pesi* genza di ima difesa e di una organizzazione del suo lavoro; come a Livorno, dove avvertiamo che, effettivamente, gli operai dovevano agitarsi per ottenere l'organizzazione del lavoro. Oppure, a Roma, nella dimostrazione del dicembre 1848, dei lavoranti della beneficenza, moniti dei loro arnesi rurali, i quali percorsero le vie più popolare della città, gridando: via Steriliti i, viva Mamiani. pane e lavoro. E lo Spada, che riferisce questo episodio, aggiunge che la costernazione e lo spavento degli abitanti giunsero a tal punto, che tutti chiudevano le botteghe al passaggio dei dimostranti (Storia della rivoluzione di Roma, voi. IH, pp. 59*60). Costerna* zione e spavento perchè la borghesia vedeva, forse per la prima volta, agitazioni e scioperi dì operai reclamanti, non più come una benevola concessione, ma come un diritto, migliori condizioni di vita e la garanzia del lavoro.
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Abbiamo detto che, all'inizio del 1848, la borghesia moderala che aveva otte* nuto le Costituzioni e che le aveva, poi, difese contro ogni loro sviluppo democratico, represse, senza pietà, i moti contadini. Ma, in seguito, quella borghesia moderata, rappresentante dei ceti agrari, era stata superata dal moto democratico delle città, dalla borghesia commerciante e industriale, alleatasi, in un primo momento, con gli operai per riportare la vittoria. In diverse occasioni, in alcune città, il.popolo era giunto a lottare anche contro questa borghesia industriale ed allora