Rassegna storica del Risorgimento

1846-1849 ; COMUNISMO ; SOCIALISMO
anno <1951>   pagina <316>
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Franco Catalano
eccessi rivoluzionari e, pertanto, come sia necessario, anche per i moderati, con* sentire 1 ritorno a! governi assoluti. Tutti vengono, in tal modo, travolti nella stessa accusa, dal Mazzini al Mamiaui, dal Rfcasoli al Ferini, tutti diventano degli aperti o dei segreti socialisti.
Ma ciò non toglie che la sostanza anche dei governi di un Mazzini, di un Guerrazzi, rimanga I'ant isorial isnio e l'anticomunismo. In queste condizioni, in condizioni, cioè, di lotta contro la classe operaia delle città, era vano sperare che il grave problema dei contadini venisse affrontato in modo diverso da come era stato affrontato dai moderati. E questo perchè, in ultima analisi, i governi demo cratici si dimostrarono, alla prova dei fatti, non molto diversi dai governi mode­rati ed anch'essi non giunsero ad intuire, per la realtà stessa delle forze sociali che ad essi sottostavano, la necessità di una politica rivoluzionaria, la sola che avrebbe acceso, per essi, più profonde speranze di duratura resistenza. Fecero di tutto, invece, per inserirsi nell'equilibrio conservatore italiano ed europeo e con ciò affrettarono, non ritardarono, la loro caduta. Il Guerrazzi si apprestava a richiamare lui il Granduca, quando venne rovesciato dalla reazione (vedi il docu­ménto del Gennarelli) ed i repubblicani di Roma affermavano in quelle istruzioni riportate sopra: La Repubblica romana... non potrà mai essere una propaganda di principii rivoluzionarli e distruttori dell'equilibrio universale .
In tal modo, sfuggì a questi governi democratici, la possibilità di istituire un rapporto rivoluzionario fra la città e la campagna ed essi seguirono la stessa politica di repressione dei contadini che già avevano seguito i moderati, proprio perchè si staccarono dalle masse operaie delle città e furono reazionari anche verso que­ste. Alcuni tentativi di stabilire un collegamento con la campagna, furono, forse, fatti dal proletariato delle varie città nei momenti della sua più dura lotta, ed a Bologna, a Brescia, a Livorno si senti il bisogno di avere l'appoggio dei contadini. Ma non si giunse a comprendere che l'unico modo per interessarli veramente alla lotta era quello di favorire la loro conquista della legge agraria , lo spauracchio dei conservatori e dei moderati. E non lo si comprese, forse perchè la classe operaia cittadina era ancora troppo esclusivamente interessata a rivendicazioni di carattere- corporativo, sezionale, di categoria e non di classe. Poiché l'esigenza di uno stabile legame con i contadini può nascere solo quando la classe operaia si allarga e si innalza a comprendere le esigenze dell'intera classe lavoratrice. Ma, allora, la classe lavoratrice cittadina, oltre a lottare per rivendicazioni corpora­tive, non aveva dirigenti, ad essa strettamente legati e capaci di comprendere le necessità di una lotta che si ponesse in funzione di un rinnovamento radicale della società. E ciò si deve, in particolare, attribuire alla scarsa elaborazione teorica del socialismo e del comunismo, oltre, naturalmente, alle insufficienze di quel socia­lismo utopistico, che allora prevaleva sia in Francia sia in Italia. Come abbiamo visto, nel nostro paese, in quei due anni, vi sono stati alcuni esempi di vera lotta di classe, ma sgorgati spontaneamente dalle insopprimibili esigenze di vita e dalla vaga aspirazione ad una vita migliore da parte della classe lavoratrice, esempi, perciò, non coscienti né preparati da formulazioni teoriche precise e sostanziali.. Eppure forse proprio per questo motivo la paura dei ceti abbienti fu più forte, perchè assistevano a questo scatenarsi improvviso di passioni a lungo frenate, di fronte a cui, per la stessa incertezza dei motivi e delle esigenze che in esse fre­mevano, diveniva molto difficile scegliere una linea di condotta.
FRANCO CATALANO