Rassegna storica del Risorgimento
"ARCHEOGRAFO TRIESTINO"; TRIESTE ; GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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320
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Giulio Corvatti
ri teneva evitien tornente di non potergli fare 111 igli or e elogio che ricordare come lo stesso Mommsen non sdegnasse di accogliere nel Corpus Inscrìpiionum Latinorum le illustrazioni di lui intorno a lapidi che rinvenne e con le quali arriccili la nostra raccolta di epigrafi ramane* ') Ma, ingenuità ed entusiasmi a parte, ciò che interessa e di notare come quegli studiosi sapevano bravamente regolarsi nel concreto lavoro di ricerca secondo i criteri dell'accennato indi rizzo metodologico, ricostruendo testi e documenti, distruggendo falsi documenti e apocrife storie, ricercando accuratamente da filologi ortodossi la letteratura sull'argomento , perseguendo diligentemente attraverso e pazienti analisi e contributi continuamente offerti in esemplare spirito di modestia una sintesi sempre proiettata in un futuro più o meno prossimo, e che un auspicato Messia per dirla col Croce avrebbe pur finito per attuare. Cosi come interessa di mettere in rilievo ohe si tratta di buoni studi per i quali con una autorevolezza sconosciuta in passato, si venivano nelle pagine dellM rcheografo chiarificando errori, confutando tesi, scalzando le tendenziosità di studiosi stranieri interessali; portando inoltre nella polemica una fermezza serena e pur sempre cortese 2) che riusciva di prezioso ausilio nella lotta politica che Trieste veniva conducendo
J) GIUSEPPE CAPBIN, Tomaso Luciani, in A. T., N. S., voi. XIX, 1894, pag. 570.
2) Cortesia che, oggigiorno, abituati come si è a non scandalizzarsi più al vedere la denigrazione e l'ingiuria adoperati come mezzo di scambio sempre più frequente nelle polemiche si stenterebbe a concepire. Ma in quegli anni, scrupolo di onestà ed abito di signorilità facevano ancora aborrire da certe forme di intemperanza.
Carlo De Franceschi, ad es., polemizzando in un suo studio critico (esso propriamente si intitola: Studio critico sulVistrumento della pretesa reambulazione di confine del 5 maggio 1325 tra il patriarca di Aquileia Raimondo della Torre col messo del suo Marchese d'Istria Guglielma di Cividale, il conte Alberto di Gorizia ed Istria ed i Veneziani, in A. T., N. S., voi. XI, 1885, pag. 43 e segg.) con degli storici croati, usava la deferenza più assoluta nei riguardi dell' illustre letterato slavo Gay , del chiarissimo. Giovanni Kukuljevic , del chiarissimo scrittore dalmata abate Simone cav. Ljnbic .
Deferenza formale si dirà, e va bene ma di una forma, si aggiunga, dalla quale non era pensabile che uno studioso ritenesse fosse possibile derogare, indifferente se gli argomenti fatti oggetti di studio e di polemica seria fossero di una portata politica capitale. C'è da meravigliarsi per tanta misura ove la si riferisca a quello stato d'animo che stando alle parole del Benussi era comune a tutto lo ambiente culturale italiano della regione e che era poi sentimento di allarme e di sdegno contro gli scrittori slavi di storia. Nelle loro opere si poteva leggere, fra l'altro, che la popolazione primitiva dell'Istria fosse di origine slava, che l'Istria fosse parte del regno di Teuta, regina degli Illiri, che nel cuore dell'Istria fosse esistita a Pisino la Zupania croata di Pesenta, che agli apostoli slavi Cirillo e Metodio spettasse il vanto di aver introdotto nell'Istria il Cristianesimo e con esso la liturgia glagolitica, che un'ondata slava si fosse riservata sull'Istria dal monte al mare sul principiare del secolo XII, di modo che quando vi posero piede i veneziani vi trovarono un'Istria tutta slava e che appena allora cominciò ad apprendere il dialetto veneziano . (Vedi: B. BENUSSI, La Società istriana di archeologia e storia patria nei primi quarantanni di vita in Atti e Memorie della Società Istriana di ardi. est.patria, voi. XXXVIII, Parenzo,Coana, 1925, pag. 250). Dato il quadro (e pur facendo delle riservo BuDa sua assoluta attendibilità si tratta di un quadro retrospettivo delineato nel 1924 a passione, diciamo così, con-chiusa) sarebbe lecito attendersi ben altro tono nella storiografia italiana locale di allora; facile è invece constatare che esso non si discosta abitualmente dall'equilibrato senso di misura che era proprio delle riviste storiche specializzate italiane contem-