Rassegna storica del Risorgimento

"ARCHEOGRAFO TRIESTINO"; TRIESTE ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <324>
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Giulio Cervoni
Era lo stesso motivo che spingeva a mettere in rilievo come una eerta città in­diata fosse an t i ellissi inamente colonia romana *) o come a lungo, senza alcuna contaminazione, avessero saputo gli abitasti di una citta mantenere i loro statuti pienamente conformi al giure romano.
Si dovrebbe dunque concludere che quest'atteggiamento dei patrioti triestini ed istriani non era niente di più ehe boria romana ? Evidentemente era anche qualche cosa d'altro: il reto rizzarsi del motivo della romanità , pur avendo la sua radice in questa fioritura di studi storici, è in misura più rilevante di una fase storica successiva. Il medesimo motivo che aveva spinto gli storiografi e gli eruditi dell'Italia risorgimentale a volgere la loro attenzione piuttosto al Medio Evo che a Roma, spingeva a Trieste e nell'Istria, a guardare piuttosto a Roma come a principio di distinzione nazionale; e ciò proprio per un'esigenza di difesa sul piano politico-nazionale. Il Medio Evo nella regione fu un'epoca di preponderanze tedesche, anzi, nel Medio Evo si giuoco il destino politico di Trieste che dal 1382. rimase legala agli Asburgo; senza contare che il Medio Evo, come epoca dei sorgere e dell'affer­marsi delle grandi nazioni linguistiche, era preso a pretesto dall'antagonista e bat­tagliera storiografia croata per affermare una pretesa fisionomia slava di gran parte della regione. Si spiega come in questa corsa alla priorità, delle origini, una storio­grafia di orientamento nazionale italiano non potesse che più decisamente polariz­zarsi attorno al motivo dello romanità della regione, con profitto in sostanza per gli studi.
Quanto si è detto circa la romanità non vuol dire però che nella storiografia locale si desse minor rilievo al Medio Evo; anzi lo studio di esso, sotto gli aspetti più Vari, era intènso e meticoloso. Le ragioni degli Slavi e dell'Austria, fautrice di esse, si fondavano sui motivi accennati (vedi la nota 2 a pagina 320): dimostrare cioè A parte la gonfiatura di Tenta 2) e dell'attività evangelizzatrice di Cirillo e Metodio che la popolazione primitiva dell'Istria fosse slava.
Gli studi più belli e più convincenti fra quanti apparvero nelle pagine degli Atti e Memorie e deWArcheografo sono forse quelli nei quali gli studiosi si trovavano a con-
') UGO INCHIOSTRI e A. G. GALZIGNA, Gli Statuti di Arbe, con prefazione ed appendice dì documenti inediti o dispersi in A. T., N. S., voi. XXIII, 1899-1900: Arbe, antichissima colonia romana, sede di un vescovado... focolare precipuo di latinità (pag. 63) e anche: <t Gli statuti di Arbe, come tutti quelli della Dalmazia in generale* sono legge romana, qua e là modificata opportunamente (pag* 62).
MABCO TAMARO, eh. : La continuità della popolazione senza mistura di ele­menti stranieri è la prima condizione per la continuità delle istituzioni. Orbene, quel carattere nazionale romano che si mantenne inalterato nei secoli precedenti continuò a dorare nelle popolazioni istriane anche nei susseguenti secoli XI, XII, XIII, XIV (pag. 123).
2) GIUSEPPE VASSIUCII, Agrone re dell'Illirico e Teuta che gli succedette dominarono nell'Istria? in Atti B Memorie, voi. II, Parenzo, Coana, 1886.
Alberto Prischi, recensendo il lavoro nel voi. XIII della N. S. dell'rcneogro/b attribuiva al Vassiiieh i] merito di aver distrutto con assennate confutazioni i sillo­gismi speciosi che venivano una volta usati dai compilatori di cronache, e che oggigiorno purtroppo vengono accettati da certi scrittori i quali, dimentichi del loro vero compito, fanno strazio della storta per servirsene nelle loro partigianerie politiche e nazionali ...
(Bibliografia: Atti e Memorie della Società istriana di Archeologia e Storia Patria), Parenzo 1886. Volume primo, fase. 3 e 4, in A. T., cit., pag. 235).