Rassegna storica del Risorgimento
"ARCHEOGRAFO TRIESTINO"; TRIESTE ; GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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326
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Giulio Cervoni
Altrettanto, se non più appassionante e comunque strettamente connesso -era l'altro argomento concernente la fisionomia slava della regione e della dipendenza di essa da sovrani stranieri. Il Vassilich *) di fronte alla tesi che le isole del Quarnaro fossero appartenute nei secoli XX e XII alla corona croata sperava di provare che non vi appartennero; che se anche > re croati portarono il titolo di re della Croazia e della Dalmazia, l'impero bizantino non rinunciò loro i suoi diritti sulla Dalmazia bizantina ecc. ecc.; diritti che trasferì invece ai veneti e che possa una gronde differenza tra un tentativo di conquista in circostanze favorevoli, come nel caso dei re croati ed una o più dedizioni spontanee come nel caso dei dogi veneti .2)
Gli studi sulle città e sulle comunità regionali nel Medio Evo mirano di massima a dimostrare come a lungo la popolazione si mantenesse incontaminata e come solo in seguito, man mano che ci avviciniamo ad epoche più; moderne, gli slavi vi venissero importati, di solito in seguito a pestilenze o comunque allo scopo di ripopolare regioni rimaste deserte o quasi. Gli slavi in genere secondo il Benussi (recensito neìVArcheo-grafo dal Puschi) 3) per successive emigrazioni dalla parte della Contea di Pisino venivano accolti nel territorio veneto come vicini, ma non passarono però molti anni che i cittadini ebbero a pentirsi della fatta concessione e dei novelli ospiti.
E Carlo de Franceschini nel suo Studio critico suWistrumento della pretesa reambu-lazione dei confini tra Istria veneta e Contea *) dimostrava falso quel!'ietrumcnto, tenuto in gran conto dagli scrittori croati, che con esso si credevano arricchiti di un nuovo documento storico di antica data, scritto nella loro lingua ad attestarne l'uso negli atti pubblici dell'Istria medievale
vita disonesta e dissoluta che conducevano; laonde [curiosamente semplicistiche le spiegazioni del Morteanil] i vescovi di Parenzo sentirono il bisogno di provvedere alla loro educazione religiosa coll'introduzione dello slavo nelle funzioni religiose: e perciò si spiega che nelle ville di... si usasse parte la lingua latina e parte l'idioma illirico nelle celebrazioni divine. Ma questi vescovi volevano provvedere ai bisogni religiosi del popolo; e non avevano l'intendimento di preparare il terreno per allontanare eventualmente dalla Chiesa cattolica gli slavi, com'è intenzione di alcuni fanatici di oggidì, i quali accecati da passione polìtica non pensavano certo ai bisogni religiosi del popolo (pag. 337).
Con serenità distante di storici si potrebbe oggi osservare che al Morteani faceva difetto una visione che fosse per poter aspirare ad una non effimera attendibilità parzialmente almeno distaccata dalla polemica Ma il Morteani non sapeva giudicare il fatto della propaganda slava in materia di liturgia che in termini politici: suona pertanto ovvia la sua baldanzosa conclusione: Se a Roma s'introducesse hi liturgia slava per qualche comunità, si potrebbe forse dire che Roma sia slava? si può forse dire slava Trieste se gli schiavoni celebrano in islavo? Altrettanto dicasi dell'Istria e particolarmente del territorio montonese (ibidem). Dal tono del Benussi a quello del Morteani io scadimento è evidente.
') G. VASSIUCH, Dopo i due tributi . Le isole del Quarnaro nelVXI secolo e nella prima metà del XII considerate nei loro rapporti con Venezia, con /'impero bizantino e coi re di Croazia in A. T., N.S., voi XIII, 1887, pag. 289.
2) Ibidem.
3) Recensione di A. Puschi al volume II degli Atti e Memorie (in particolare allo studio di B. Benussi sugli abitanti, animali e pascoli in Rovigno e suo territorio) in A. T N. S., voi. XHJ, 1887, (Rivista bibliografica, pag. 234).
*) DE FRANCESCHI, cit.