Rassegna storica del Risorgimento

"ARCHEOGRAFO TRIESTINO"; TRIESTE ; GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <328>
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328 Giulio Cervaiti
passaggio dell'isola per dedizione spontanea a Venezia, cosi come il Morteani non etùtavu ad affermare che colla dedizione a Venezia cominciasse una nuova era di civiltà e di- progresso anche per la sua Montone. *)
Corto, una volta impostata la critica storica sul motivo del benefico dominio veneto sull'Istria* sorgeva per elementari che fossero i termini di quel procedere storiografico un problema mi pò* grosso: come conciliare la conclamata benefica dominazione veneta con certi orientamenti e certi atti della Signoria veneta e dei rappresentanti di essa in Istria, dimostratisi in successione storica tutt'altt o che benefici per la regione? jNtm si faceva forse risalire olla politica veneziana di ripo­polamento della regione il sorgere della piaga slava? Non era forse di quel-r errore che i triestini e gli istriani attuali scontavano le conseguenze? E come poi giustificare le spoliazioni ed il quasi sistematico malgoverno dei reggitori veneti? Arduo problema per una storiografia che senza esitazioni faceva risalire a Venezia il merito del sorgere della vita comunale delle autonomie locali tanto gelosamente difese nei secoli e del benessere stesso della regione* Venezia, fatta assurgere a campione di civiltà e di libertà , non poteva essere vista insieme come responsabile dell'eventuale malgoverno in loco. Ed ecco allora gli storici distinguere tra Venezia ed i suoi qualche volta cattivi rappresentanti e scrivere: 2) non devesi credere che i podestà si contenessero sempre nel giusto e nell'onesto, né che obbedissero olle istruzioni del Senato ed alle disposizioni statutarie.... 3) Impor­tante era concludere che, per quanto gravi fossero gli abusi dei podestà, gli abi­tanti di una certa cittadina erano pur sempre rimasti fedeli alla Repubblica a maggior riprova della loro incrollabile italianità. 4) Anzi, di colpe dei veneziani
li 22 febbraio 1480 anche Veglia passò per atto di dedizione spontanea sotto il dominio di Venezia e vi rimase fino al 1797 .
Vedi anche dello stesso, Dopo i e Due tributi . Le isole delQuarnero nell'XI secolo e nella prima metà del XII, in A. T., N. S., voi. XIII, 1887, pag. 289, dove si parla di una o più dedizioni spontanee come nel caso dei Dogi Veneti .
*) L.MOHTEÀNI, Storia di Montana* cit., voi. XVIII, 1892, pag. 200. Vedi anche ODDONE ZEN ATTI, La Vita Comunale ed il dialetto di Trieste nel 1456 studiata nel qua­derno di un camerario, A. T., N. S., voi. XIV, 1888, pag. 80: È... una ricca partita di dare ed avere, i cui effetti durano tuttora splendidi nei costumi degli abitanti e negli aspetti delle cose, nei giochi popolari e nelle leggende, nell'antico Leone di S. Marco che le cittadelle istriane vanno ancor oggi orgogliose di poter alzare a faro sui loro più recenti edifici e soprattutto nel dialetto veneto che ancor oggi si parla sulle spìaggie di Trieste e dell'Istria .
2) MORTEANI, Storia di Montana, cit., pag. 203. Ed altrove: ... il male non cessava che i Rettori, specialmente negli ultimi tempi della Repubblica non davano ascolto ai decreti del Senato . E vedi un po' tutto il capitolo IV: Magistratura nell'epoca veneta .
9 Contemplanti un'infinità di divieti, come ad esempio quello di accettare doni o di partecipare e banchetti, di concedere permessi di esportazione di vino, biade,
legna, ecc.
*) MORTEANI, Storta cit., pag. 206: Per quanto gravi fossero gli abusi dei Pode­stà i Montonesi rimasero sempre fedeli alla Repubblica il cui Governo rispettava quella autonomia che aveva costato tonte fatiche... perchè Bolo dalla vigilanza del Governo Veneto potevano sperare di essere salvati dalle continue minacele della vicina Contea .