Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIAN FELICE ; TRIESTE
anno
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1951
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Ettore Chemi
verso l'appurato della polizia, la burocrazia -e l'esercito, nulla poteva imprendere contro il carattere italiano, lo sviluppo culturale e spirituale di quelle popolazioni. Ma Trieste e i territori compresi nel cosidetto Litorale e il Trentino, oltre ad essere sottoposti ad un dominio straniero, che nell'ultimo secolo cercò ripetutamente di germanizzarli, furono esposti alle infiltrazioni, alle immigrazioni e da ultimo a concertate invasioni dì ganti straniere, che premevano impazienti ai confini. Quindi condizioni disperate; un continuo, angoscioso lottare per la difesa, dapprima, delle posizioni nazionali minacciate, ma poi addirittura per resistenza stessa delle popò-lezioni nostre, lotte ormai condotte con mezzi impari, tale forza di sopraffazione aveva la coalizione nemica, appoggiata dal governo.
Intanto l'irredentismo, dagli oscuri e incerti inizi d'un tempo, sprigionatosi poi, sotto l'influenza di parecchi fattori favorevoli concorrenti, quale movimento politico generale degli Italiani, quando la coscienza del popolo da puramente nazionale di* venne unitaria e, nei riguardi dell'Austria, separatista, uniformandosi in ciò perfettamente alla tendenza centrifuga generale assorbita da quasi tutte le nazionalità del* l'impero, ull'infuori della tedesca, da secoli dominante e privilegiata: l'irredentismo adunque aveva conquistato città e campagne, s'era diffuso in tutte le classi del popolo, affinatosi nel continuo battagliare di tanti anni, divenuto possente per impeto e per spirito di sacrificio.
La nostra civiltà forni le armi: le scuole, la stampa, le società politiche, di col tura, di ginnastica, il teatro; l'arte in ogni forma, la letteratura, la musico, perfino l'espansione commerciale e industriale, la lingua, parlata sulle navi nostre, e quindi conosciuta in tutti i porti del mondo.
Infine, quando il pericolo si fece mortale, per combattere più spedito, Trieste gettò anche il grave fardello del tornaconto economico, delle sue fiorenti risorse commerciali, industriali, marittime, trascurò l'interesse vitale dei traffici, del porto, della posizione privilegiata d'unico sbocco, opportuno, al mare dell'Austria, e si liberò dell'ingombro delle tante ragioni mercantili, che un giorno parevano insormontabili, e volle serbare ad ogni costo la sua italianità fiera e incorrotto. La vittoria, die coronò la guerra di liberazione, che la salvava dalla morte nazionale e civile, la trovò stremata, boccheggiante, con il porto deserto, coni l'emporio in mina, deva, state le famiglie dei suoi cittadini, distrutta ogni traccia dell'antico benessere, ma Con l'anima generosa sempre ardente di disperato amore per l'Italia.
Questo è il miracolo compiuto da Felice Venezian, dagli uomini che gli si accompagnarono, dalle masse che, entusiaste e fidenti, lo seguirono.
Nel nuovissimo risorgimento delle nostre terre la figura di Felice Venezian si erge alta, solitaria, austera, e domina il tempo che si può ben dire suo. Nei primi anni, dopo la laurea in giurisprudenza, finché la politica lo lasciò padrone del suo pensiero, egli volle battere ogni campo di studi, anche dei più ardui; diritto, filosofia, storia, arte, medicina, ma quando l'ora imperiosa dell'azione lo strappò alle meditazioni ed al tranquillo raccoglimento degli studi, non li rimpianse, innamoratosi tosto di quella terribile eppure tanto affascinante sua fatale, missione di capo degli irredenti.
La polizia austriaca riconosce, senz'altro e ne da indubbia attestazione la probità e l'elevatezza sua morale, l'influenza, il dominio, la potenza oratoria, l'ingegno brillante, la volontà risoluta. E questo è il giudizio cauto, freddo e misurato che, pari a grande elogio, gli vien tributato dal suo avversario per eccellenza, che segue attento ogni suo pensiero, detto o scritto, ogni suo atto o sesto. E com'egli, l'uomo