Rassegna storica del Risorgimento

VENEZIAN FELICE ; TRIESTE
anno <1951>   pagina <336>
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Ettore Cliersì
primeggiare allora su ogni questione economico-sociale, mira alla conquista totale di ratti i seggi del consìglio comunale e di conseguenza della dieta, e più tardi del parlamento in quanto si riferiva ai deputati da eleggersi da Trieste ritenu­tosi ormai, per fatta, dolorosa esperienza, poco prudente e per nulla giovevole alla causa comune, l'ulteriore astensione della rappresentanza italiana al consiglio dell'Impero, di necessità assoluta invece la presenza costante, combattiva d'un saldo manipolo di deputati italiani, quale continuo monito e pungolo al governo austriaco, a salvaguardia degli interessi supremi degli Italiani in Austria.
Il partito governativo, dopo le prime sconfitte, si squagliò come brina al sole, tanto poco tenace e vitale era la sua consistenza. E si spense nel ridicolo. Invece all'orizzonte politico si profilarono due avversari che ben presto si fecero formi­dabili : il socialismo internazionale, che l'arguto spirito popolare battezzò, dopo i primi saggi, i. r. socialismo, e accanto a lui, ma punto collidente, l'avanguardia panslavista, forze, queste due, cospiranti sotto lo sguardo paterno del governo di Vienna, il quale se ne serviva un po' alla larga per farsi levare dal fuoco certe castagne che troppo scottavano.
Nella storia dell'irredentismo triestino le battaglie elettorali nelle elezioni municipali degli anni 1882, 1886, 1889, 1893, 1897 sono tappe gloriose nella marcia alla conquista del comune.
Le elezioni del 1897 per il comune e per il parlamento furono coronate da una vittoria trionfale: al municipio si vinse in ratti e quattro i corpi elettorali, al par­lamento di "Vienna si mandarono tutti e quattro i deputati. Attilio Hortis, l'uma­nista, lo storico, simbolo genuino del patriottismo triestino, fu il rappresentante della quinta curia, creata allora sulla base d'un suffragio universale.
La sera di giovedì 18 marzo, per Felice Veneztan, che aveva diretto in modo magnifico la campagna elettorale, fu l'apoteosi. Stretto in mezzo ad un delirio di popolo giubilante, accolse commosso l'omaggio dei suoi concittadini che gli ren­devano grazie dei nemici sgominati e dell'integrità delle libertà secolari del Co­mune italiano, assicurata. Migliaia e migliaia li cuori, frementi d'amor patrio, celebravano con lui festanti la splendida vittoria.
Dell'evento corse gran fama a Roma e a Vienna.
Trieste, l'Istria, il Friuli orientale e il Trentino mandarono allora al parla­mento di Vienna 19 deputati italiani, promettente pegno di opera concorde per le lotte politiche future sul fronte civile giuliano-tridentino.
Ma a Trieste, negli anni che seguirono, fugati i conservatori, superstiti paladini dell'Austria imperiale, la pienezza della vittoria provocò a lungo andare la scis­sione del partito nazionale, divisosi tra liberali e democratici, e qualche altra cor­rente minore, causa meschine rivalità e insoddisfatte ambizioni; tragica, penosa, avviluppata discordia, opportunissima al governo austriaco e ai suoi sovvenuti lonzi, discordia che perdura nel 1901, alla vigilia di nuove elezioni politiche, e segna per Felice Venezian l'inizio d'ima sciagurata serie d'indicibili amarezze, di dolori, d'angosce per l'opera sua, così sapientemente e laboriosamente edificata, ora intimamente insidiata ed esposta a mina forse irreparabile.
Felice Venezian, nell'ultimo comizio elettorale prima di quelle elezioni, par­lando dalle file dei gregari, poi che allora, dimessosi da tutte le cariche, era per breve tempo ridiventato semplice cittadino, perorò appassionatamente la neces­sità inesorabile della concordia cittadina, per la difesa.