Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIAN FELICE ; TRIESTE
anno
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1951
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pagina
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337
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Felice Venezian atta difesa delle libertà, ecc. 337
Pensale con me: mai nessuna città sarebbe piombata in lutto così grande come quello che ci colpirebbe se non vincessimo. Se noi dovessimo, domani sera, ripiegare la nostra bandiera, dovremmo vergognarci di essere Triestini.
Dite ai cittadini che chi diserta nel campo di battaglia è punito di morte: dite che noi non abbiamo Fucili a nostra disposizione; ma chi domani diserta le file sarà colpito dalla morte civile .
Questa disperata invocazione opera fortemente sulle coscienze sbandate. Attilio Horlis, sebbene avesse voti in prevalenza; va in ballottaggio con lo slavo, nella curia a suffragio universale, in cui- si presentano come avversàri anche i socialisti internazionali, provocando un grave frazionamento di voti, quanto mai periglioso.
Ma, nel secondo scrutinio, carità di patria vince e Attilio Horlis è confermato deputato.
Così, per venticinque anni, nelle battaglie elettorali municipali e per il parlamento* nella lunga strenua difesa del comune, di fronte ai soprusi e alle illegalità del governo austriaco, sotto l'ostile sorveglianza di quattro governatori austriaci che a Trieste si succedono : il barone De Petris, il barone De Iti naldini, il conte Goess, ed ultimo, ma primo per fredda implacabile decisione, il principe Hohenlohe, detto il principe rósso, ma nel campo nazionale in affettuosa collaborazione con i podestà che s'avvicendano dal dott Riccardo Bazzoni all'ultimo della serie, doti. Scipione Sandrinclli, Felice Venezian è diritto, saldo al suo posto di combattimento dapprima come consigliere poi in qualità di primo vicepresidènte del consiglio.
Nell'ultima campagna per le elezioni al parlamento, nel 1907, l'anno che precedette la sua morte, Felice Venezian fu per l'ultima volta a capo del movimento elettorale. La sorte fu avversa alla giusta causa della nazione. Come irrevocabilmente stabilito nei nuovi piani della politica interna del governo austriaco, che aveva deciso di spazzare la resistenza degli Italiani e aveva ormai fretta di raggiungere il suo-intento, la coalizione austro-slavo-socialista ebbe il sopravvento. Violenze, mischie, ostruzionismi, aggressioni, impedirono col terrore il libero voto. Furono proclamati i ballottaggi, da cui il partito nazionale, con dignitoso gesto, decise d'astenersi, per denunciare al mondo civile gli atti di prepotenza. Felice Venezian, in chiusa al suo proclama di protesta, pronunciava profetiche parole: L'ingiustizia da noi subita non tarderà ad essere espiata dai soverchiatori e da chi presta lor mano; a noi altri doveri incombono, altre speranze risplendono, lungi dal parlamento di Vienna . Era il maggio del 1907.
Un anno dopo, l'il settembre 1908, Felice Venezian si spegneva.
Dopo dieci anni di tremende prove da questo giorno, il suo vaticinio si compieva. Trieste ritornava libera in grembo alla grande Madre.
ETTOBE CHEBSI