Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1951>   pagina <338>
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LA DOTTRINA ECONOMICA DI MARCO MINGHETTI UOMO DEL RISORGIMENTO
Uno sguardo, anche fuggevole alle teorie economiche di Marco Minghetti, una delle nienti più cospicue del nostro Risorgimento, è sufficiente a persuaderci che il suo ottimismo, la sua fede nella tempestività dell'intervento provvidenziale non lo abbandona, neppure nello studio e nella valutazione dei fenomeni economici.
L'opera sua .di scienza economica, l'economia nelle sue attinenze con la morale e con il diritto, è lavoro di riflessione profonda, nel quale non uno dei sistemi e dei problemi economici che abbiano destato un qualche interessamento nel campo della dottrina è sfuggito alla sua critica: dall'economia degli antichi stati di Grecia, a quella delle repubbliche italiane del Medio Evo, dalle teorie mercantiliste a quelle dei fisiocrati, dai problemi più, .propriamente finanziari a quello del macchi* nismo e della divisione del lavoro. Ma la sua economia pubblica non è mera scienza; essa è piuttosto politica economica, in quanto il suo pensiero non si arresta alle leggi che determinano la formazione della ricchezza, ma vuole indicare pure il limite dell'attività economica e gli scopi stessi di tale attività.
Considerando uno dei principali momenti dell'attività economica che è la produzione delle cose atte a soddisfare i nostri bisogni, il Minghetti, partendo dall'assioma politico-economi co che la ricchezza si produce per il vantaggio degli uomini e che, quindi, ciò che s'intende per produzione non può avere -uno scopo in se stessa, mette quest'attività in .stretta relazione col consumo e al consumo la subordina. Quando certi bisogni sono soddisfatti, quando il consumo non as­sorbe più determinali beni, il continuare a produrli è follia, giacche cosi si svolge un'attività senza uno scopo: la quale può basarsi su presunzioni, su ipotesi, che spesso si rivelano fallaci: è un'attività inane che tosto o tardi produce esiziali conseguenze per gli operai, i quali sono costretti ad abbandonare un lavoro, il cui prodotto nessuno più richiede.
Ecco che l'aver dimenticato questa semplice, quanto rigorosa legge economica del costante rapporto d'equilibrio che deve regnare tra il consumo e la produ­zione, apporta quei malanni, di cui tra parentesi anche la nostra generazione soffre, proprio per aver troppo voluto sacrificare a questa novella divinità la pro­duzione.
Dunque, per il Minghetti il supremo regolatore della prodazione è il con* sumo e secondo lui mal s'appongono coloro che insegnano potersi aumentare inde* finitivamente il consumo facendo sorgere sempre nuovi bisogni nell'individuo come vorrebbe Melchiorre Gioia che come economista è proprio agli antipodi del Min* ghetti, giacché mordacemente si scaglia contro la filosofìa che insegna ad accon­tentarsi di poco.
La produzione non può regolare tutta l'attività economica. La domanda del consumatore e non l'offerta del produttore è il fulcro d'ogni ordinata economia. Vi è tra la produzione e il consumo un'armonia, la quale, si ricordi la fede del Minghetti nella provvidenza, è ordinata dal Creatore tra i bisogni dell'uomo e gli oggetti utili, fra le facoltà di esso e i mezzi di convertire le cose a proprio uso; ma quest'armonia si manifesta soltanto sotto l'impero del giusto e dell'onesto.
Una premessa necessaria al naturale svolgimento dell'attività economica è, per il nostro, l'istituto della proprietà privata libera e garantita dalla legge, quindi