Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1951
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pagina
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339
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La dottrina economica di Marco Minghetti uomo del Risorgimento 339
dalla forza pubblico. Sarebbe questo per il Minghetti il supremo teorema politico-economico e* secondo lui, lo sforzo dei teorici dovrebbe essere volto a dimostrarlo vero. Ora questo teorema è contradetto da varie scuole e, specie, da quelle che ai ispirano al comunismo. Questa è veramente per l'economista bolognese una profes-sione di fede economica, se è lecita l'espressione intimamente unita con la sua fede nella libertà dell'in dividilo, la quale è un primum che non si può negare facilmente. È infatti ammessa la libertà dell'individuo, il concetto della proprietà privata sorge spontaneo e ben ai può dire che i due concetti ai condizionano e si completano. È veramente, quando la persona umana diventa un soggetto, quando cioè acquista coscienza di sé, essa non può fare a meno di ravvisare un intimo rapporto tra le sue membra e se stessa.
È questa la radice stessa del sentimento della proprietà, la quale sembra espressa ab origine come un intimo rapporto fra le cose e le persone. Giusto rapporto è adombrato già nel pronome possessivo che in tutte le lingue antiche e moderne d'Europa deriva dal pronome personale.
Date queste premesse, è facile assumere che dove non c'è proprietà privata, ivi non v'ha libertà individuale. Assieme' vivono, -assieme muoiono. Si sopprima la proprietà privata, si dia la facoltà di disporre dei beni, anche di tutti i beni ad un gruppo d'uomini, i quali possono chiamarsi Stato, ed ecco tutti gli altri diventati schiavi di quel tal gruppo. Qui il Minghetti, in altro campo tanto lontano da Giuseppe Mazzini, è entrato nello stesso ordine d'idee del genovese: non ai può pensare, dunque, all'abolizione della proprietà privata.
Abbiamo visto, con la acorta dell'economista bolognese quali sieno le conseguenze della sopraproduzione, vediamo ora quali conseguenze arrechi il regresso della produzione, la sottoproduzione, dovuta alle molteplici cause che sono per esempio la sterilità dei terreni, la troppo forte pressione delle imposte, la mancanza di braccia ecc. Se la produzione diminuisce e il quantitativo di popolazione rimane invariato, questa incomincia a impoverire, e, quindi, essa deve Cercare uno sbocco nell'emigrazione o deve tendere a diminuire e in ogni caso a ridurre il suo tenore di vita. E "infatti se il processo di sottoproduzione continua deve svilupparsi la miseria, l'inedia con conseguenze demograficamente disastrose: le malattie dei bambini l'accresciuta mortalità di essi e la paura di generare ecc.
Ecco dunque il fattore produzione posto anche dal Minghetti in stretto nesso col fattore popolazione, eccoci al problema che tanto occupa e preoccupa gli stati d'antica, civiltà, come l'Italia, la Francia e la Germania, È necessario qui determinare la posizione che il nostro economista ha assunto di fronte al problema demografico, 11 suo pensiero sulla teoria malthusiana, sull'importanza del fattore demografico nella formazione della potenza e della ricchezza di una nazione. Il Min-ghetti, versato nelle scienze politiche ed economiche ricorre perfino all'autorità degli antichi filosofi (Platone, de Republìca, V) per sostenere un modesto malthu-sianismo, il quale tra parentesi, niente ha che fare col neomalthusianismo di Pearl, i- ciò- nella ferma convinzione esservi un limite all'accrescimento della popolazione, oltre il quale non è concesso andare, ove la quantità di ricchezza di cui essa può disporre rimanga immutata. Questo limite a nessuno è dato di varcare'né per via di codici, né per via d'istituzioni, sono leggi naturali, sono leggi morali che regolano questi fenomeni e più possenti di qualunque ingerenza governativa. La procreazione, dunque, moto spontaneo per eccellenza non si potrebbe compiere per impulso di leggi positive. Bisogna all'uopo che la produzione migliori, bisogna