Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1951>   pagina <340>
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340 Attillo Crufilìutili
che la .sicurezza dei domani diventi un sentimento ben radicato, bisogna cllft i salari le paglie siano in giusto rapporto coi prezzi e allora si forma il clima necessario a fondare e ad accrescere la famiglia.
Nel considerare la reciproca posizione delle classi sociali, che secondo i socia* listi, sono dannate a una lotta incessante, la quale deve finire coll'eliminazione della classe capitalista, egli esprime il parere che le varie classi trovino il loro vantaggio nella collaborazione. Si spiega quindi come egli avversasse risoluta-niente le teorie del Proudlion e s'avvicinasse invece con simpatia al Bastia!, autore delle Armonie economiche . Ài Proudhon egli rimprovera la falsità del ano sistema, per quanto riguarda i monopoli e i tributi, e principalmente per tutto quanto riguarda la valutazione dell'ingegno umano. E veramente c'è tra il Proudhon e il Minghetti antitesi perfetta. Il primo non ammette una gerarchia di valori umani per la quale la società si divide nelle varie classi, nelle varie professioni. Non esistono, per il Proudhon differenze spirituali tra nomo e uomo : le differènze, che si riscontrano nei singoli individui sono un portato dalla differente educazione. La proprietà privata è un male che bisogna combattere, eliminare. Invece, per il Minghetti, libertà e proprietà sono, come abbiamo visto, elementi inscindibili della personalità umana, e la ricchezza concetto intimamente connesso a quello di pro­prietà. Egli assume anzi che le varie fasi della civiltà si possono caratterizzare dal concetto che ogni singola epoca s'è fatta della ricchezza, il quale concetto, dall'antichità ai nostri giorni, fu variamente inteso. Uno e stato l'apprezzamelito che si è fatto dell'attività economica dello schiavo, un altro quello che si è fatto dell'attività economica del servo della gleba e un altro, ancora, quello dell'attività economica del salariato, il quale, avendo acquistato i diritti politici volle risolvere il problema della distribuzione della ricchezza.
Per l'economista bolognese il desiderio di un'equa distribuzione delle ricchezze, è una conseguenza del sentimento di libertà, ma persuaso della fondamentale disuguaglianza degli uomini, egli e contrario a ogni sistema socialistico e vuole la ricchezza distribuita tra il maggior numero d'individui. Non dunque abolizione dèlia proprietà privata, come vollero i seguaci del Proudhon, ma la proprietà privata diffusa invece al massimo grado quindi convinto avversario delle grandi ricchezze radunate in poche mani. L'assunto del Minghetti s'intende bene, quando si pensa che una ricchezza media tenga chi la possiede lontano da ogni esorbitanza e da concezioni estreme nella politica e nell'economia. I possessori di grandi ricchezze sono spesso portati a non obbedire alla legge, che sì rivolge alla gene* ralità dei cittadini e se obbediscono lo fanno, spesso, a malincuore. D'altro canto coloro.che nulla posseggono, i miserabili, sono pieni d'invidia e di odio e non sanno comandare; solo dunque la classe che si trova fra questi due estremi può dare veri uomini di' governo, i quali ugualmente lontani dagli estremi sanno com­prenderli e conciliarli. Egli auspica quindi lo formazione di una colto classe mèdia, la quale colla virtù del risparmio, colla moderazione nel consumo dei beni, colla ponderatezza nei giudizi, s'opponga tanto alle smodate esigenza dei troppo ricchi, quanto alle disperate risoluzioni e alle negazioni di coloro che son troppo poveri.
Si vede che anche in questo egli pensa alla collaborazione, all'armonia tra le varie classi e particolarmente tra la classe operaia e la classe capitalistica o dei datori di lavoro, collaborazione e armonia, die secondo lui possono attuarsi quando a un saggio elevato del profitto del datore di lavoro, corrisponde un salario tale da sopperire, convenientemente ai bisogni dell'operaio e della sua famiglia. Ma egli