Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1951>   pagina <341>
immagine non disponibile

La dottrina economica di Marco Mi righetti uomo del Risorgimento 341
è lontano dell'immaginare un istituto clic determini il rapporto tra il profitto del* l'industriale e il salario dell'operaio ed e contrario ad una fissazione di minimi di salario, che egli considera cosa anti-economica, giacché ove il profitto del capi* talista scenda a un livello, al quale esso non abbia più interesse a produrre, l'ope­raio rimane, per forza senza lavoro, e ogni legislazione, ispirala al diritto del lavoro rimane nulla nei suoi effetti. Lo stipendio, la paga, può scendere in questi casi sotto il minimo, rispettivamente in caso contrario il salario potrà arrestarsi al mìnimo o superarlo di poro, malgrado l'elevato profitto.
Per quanto riguarda la classe assolutamente miserabile, alla quale apparten­gono persone di tutte le origini, il Mingiteli! ne vorrebbe la sparizione. Ma l'elimi­nazione della classe parassitaria non si ottiene secondo lui con provvedimenti di Stato specie se disposti per legge. Tali provvedimenti* lungi dal combattere la povertà, altro non fanno che diffonderla. La carità, fatta per legge, la carità legale, toglie ai poveri già da per se deboli, ogni spirito d'iniziativa, conferisce loro il diritto all'ozio e costituisce un'ingiusta imposta. Certo, la posizione del Min-ghetti, rispetto alla carità legale, alle leggi che impongono la beneficenza, non è inattaccabile, giacche i poveri bisogna pur distinguerli in due categorie: quelli che sono ridotti alla povertà per colpa non loro, per esempio i fanciulli abbandonati da genitori incoscienti, gli operai vecchi e malati e quelli che sono ridotti albi povertà, per ima vita dissoluta e per un assoluto odio al lavoro. Dei primi è giusto che lo Stato si occupi, giacché essi scontano, spesso, l'imprevidenza e l'iniquità sociali, mentre è ingiusta una legge che accolli a tutta la società il mantenimento dei secondi veri parassiti. Di fronte alla penuria assoluta sta il lusso delle classi ricche e ricchissime, da molti condannato, da molti esaltalo, come creatore di ricchezza. Il Minghettì condanna il lusso come ostentazione di ricchezza, come dannoso esempio di prodigalità alle classi medie e inferiori. Per il nostro econo­mista, che non può ammettere l'attività economica, separata dalla morale, la con* danna del lusso è una conseguenza del suo sistema, ma risponde anche al suo temperamento di moderato, che lo dispone a biasimare ogni eccesso, ed è eccesso il voler soddisfare bisogni fittizi creati dalla fantasia e spesso suggeriti da opere letterarie di dubbio valore artistico e morale. I proverbi, che tanta noia danno a don Chisciotte troverebbero qui un luogo acconcio, ma ci basti notare che non pochi di essi sono ispirati alla moderazione, alla temperanza, insomma all'aurea mediocrità della quale Marco Minghetti è valido campione anche in economia.
ATTILIO CRACLIETTO
i-iì