Rassegna storica del Risorgimento
TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno
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1951
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pagina
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343
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Il Circolo Garibaldi di Trieste per Vllalia Irredenta 343
Nel congresso di Berlino del 1878, ohe autorizzò la Monarchia austro-ungarica all'occupazione delle Provincie ex turche di Bosnia ed Erzegovina, le velate timide enunciazioni del rappresentante italiano Corti per compensi territoriali furono troncate, piuttosto bruscamente, dal ministro Kalnoky. L'agitazione che ne segni nel Regno, provocò la pubblicazione semi-ufficiosa d'un volumetto molto serio e ben fatto. Italica* Res, dell'i, r. colonnello di stato maggiore Alois Haymerlc, addetto militare presso la ambasciata della duplice monarchia in Roma. Il volumetto, che fece molta impressione nelle sfere- diplomatiche, ammoniva pacatamente l'Italia a guardarsi dai mali passi, rilevando, non senza qualche punta d'ironia, sulla base d'argomenti storici e statistici, l'inferiorità politica e militare dell'Italia di fronte au'Austria-Unghcria. L'Assooia-sione in prò dell'Italia Irredenta rispose alTHayxnerle piuttosto aspramente con una pubblicazione anonima, intitolata Pro Patria, stampata a Bologna dallo Zanichelli nel' 1879, di cui era auto-, o almeno coordinatore. l'I ni briani. Un anno prima era uscito clandestinamente e molto diffuso a Trieste e in Istria un opuscoletto di propaganda L'Italia ai confini slavi, dovuto alla penna di Marco Tamaro, il futuro direttore del periodico VIstria di Parenzo, allora membro del Comitato d'azione per l'Istria insieme con Domenico Fragiacomo di Pirano, Giovanni Clava di Barbana, Giuseppe Bradicich di Pedena e tanti altri giovani.
Negli anni che seguirono al sacrificio di Oberdan, la propaganda irredentista nelle Provincie italiane soggette all'Austria e nel Regno veniva condotta quasi esclusiva* monte dal Còccolo Garibaldi di Trieste, ideato già nel 1880, ma sorto in realtà, con programma ben definito, nel 1885 per iniziativa di alcuni giovani triestini e istriani tra i quali vanno ricordati Raimondo Batterà e Lorenzo Bernardino, come quelli che nelle loro modeste persone riassumevano tutta la fede nel trionfo dell'ideologia politica, tutta la forza di volontà, tutto lo spirito d'iniziativa del partito d'azione.
Raimondo Batterà, nato a Trieste nel 1859 di padre zaratino, esile di corpo ma vigoroso d'animo, fu uno dei più attivi propagandisti, e a vent'anni (nell'ottobre 1880) subì la prima condanna a 15 mesi di carcere presso la Corte d'Assise di Graz, unitamente al Bernardino, condannato a 13 mesi, perla tentata diffusione d'un giornaletto alla macchia intitolato L'Italia Irredenta. Il Batterà era stato fermato e perquisito, per sospetto di contrabbando, alla stazione della ferrovia, mentre era in procinto di partire per Gorizia, e trovato in possesso d'un centinaio di copie del detto periodico destinate, come da imprudente indicazione scritta, al giornalista Enrico Iurettig, direttore dell'Isonzo e ài dottor Carlo Venuti arrestati ma prosciolti. La Polizia venne a rilevare che il pacchetto proveniva dal negozio Castro, in manifatture, situato nella vìa Malcanton, del quale era direttore il Bernardino, essendo stato confezionato con carta, spago e ceralacca del negozio stesso. I due non scontarono completamente la loro pena nell'ergastolo di Suben, essendo stati in parte graziati. La seconda condanna l'ebbe il Batterà dal Tribunale provinciale di Trieste, nel dicembre 1882, quale promotore un anno prima, dell'indirizzo d'omaggio presentato dalla gioventù triestina a Giuseppe Garibaldi. Tenuto d'occhiò e perseguitato dalla Polizia, non potendo più oltre spiegare a Trieste l'attività patriottica alla quale s'era con tanto fervore consacrato, abbandonò la città natole, che non doveva più rivedere, per recarsi a Milano, ove trovò impiego, come provetto disegnatore, in uno studio d'ingegneria, poi anche, come insegnante di stenografia, in una scuola commerciale, si che potè crearsi una famiglia e vivere abbastanza comodamente.