Rassegna storica del Risorgimento
TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno
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1951
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pagina
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344
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344 Camillo De Franceschi
Prima o dopo di Ini si rifugiarono nel Regno la maggior parte di quei giovani, studenti, impiegati, operai, che avevano partecipato in quegli anni, attivamente, a Trieste, nell'Istria e nel Goriziano al movimento irredentista d'azione, e che, acciuffati, avevano dovuto subire lunghe detenzioni inquisizionali e gravi condanne criminali, quando non eransi potuti so ttrarrc con la fuga al decretato arresto. Di questi reduci dalle prigioni austriache, gli studenti, come Salvatore Barzilai, Salomone Morpurgo, Giacomo Veuezian, Ugo Zunardi, andarono a riprendere e compierei loro studi nelle Università di Bologna e di Roma, dove trovarono numerosi disertori triestini e istriani della campagna di Bosnia, che li avevano da poco preceduti e li accolsero con entusiasmo. Gli altri si concentrarono parte a Venezia, come Enrico Farcnzan, Leone Levi, Edoardo Veneziani, Giacomo Pardo, Isidoro Furlaui ed altri, parte a Milano, ove si raccolsero intorno a Raimondo Batterà, che per l'inesausto ardore patriottico, la fierezza di propositi, la rigidità di carattere, assai più che per ingegno e cultura, divenne l'anima informatrice e il capo riconosciuto della Sezione milanese del Circolo Garibaldi, del quale diede già interessanti notizie nel suo libro Vicende e figure deWIrredentismo triestino (Trieste, 1938) il mio indimenticabile amico Leone Veronese, grande patriota, carattere adamantino, volontario in Grecia con Ricciotti Garibaldi e Antonio Fratti, ferito gravemente nella battaglia di DomokoB.
Un comitato d'azione col nome di Circolo Garibaldi era stato originariamente costituito in Trieste, nel 1880, dal prode garibaldino Giuseppe Bliicher, da Giuseppe Manzani, Enrico Parenzan, Edoardo ed Enrico fratelli Veneziani e altri, organizzatori della temeraria beffa al Governo e al Sovrano d'Austria, la sera del 17 agosto di quell'anno nella trattoria Berger <c al Belvedere , sotto il Castello, dove i capi delle autorità civili e militari e i pezzi grossi delTaustriacantismo indigeno, convenuti in numero di circa duecento a banchetto per festeggiare il genetliaco imperiale, si videro frale mani, spiegando le salviette, due stampati satirici con una vignetta rappresentante l'aquila bicipite strozzata da un capestro sulla forca. Questi stampati, provenienti da Venezia portavano impresso, la prima volta, il timbro ovale del Comitato con hi scritta Circolo Triestina Garibaldi per VItalia Irredenta, con nel mezzo l'alabarda sormontata da una stella a cinque punte. H. medesimo timbro figurerà due anni dopo sui proclami diffusi dal Comitato d'azione la vigilia dell'inaugurazione dell'Esposizione industriale, un grosso pacco de' quali, unitamente ad altri manifestini contro la Società dei veterani, ad una bomba e un petardo, fu sequestrato dalla Polizia austriaca a bordo del piroscafo del Lloyd Milano presso il nostromo rovignese Spongia, al quale quegli oggetti erano Stati consegnati a Venezia, in una valigietta chiusa, dagli emigrati Parenzan e Levi, con l'incarico di rimettere la valigia, di cui egli ignorava il contenuto, a persona che gli si sarebbe presentata in Trieste, sul piroscafo, a ritirarla. Secondo le dichiarazioni fatte a me e all'amico Veronese, nel 1926, dal citato patriota Edoardo Veneziani, egli sarebbe venuto, il 10 agosto 1882, clandestinamente a Trieste, perla via di Udine, in un carrozzino guidato dallo stosso vetturale Sabbadini che nel settembre successivo accompagnò alla rischiosa impresa l'Oberdan e il Rugosa, e n'ebbe condanna a morte commutata in dodici armi di carcere. Il Veneziani avrebbe dovuto concertarsi sull'impiego degli esplosivi con gli aderenti al Circolo Gustavo Biichler e Federico Spaini, arrestati giusto in quei giorni per sospetti politici, onde la valigia non potè venir ritirata.
Nei primi mesi del 1885, in un ristretto crocchio d'amici, del quale facevano parte Lorenzo Bernardino, l'avvocato Guido d'Angeli, lo spedizioniere Edgardo Rascovich, il dottor Ernesto Spadoni, Andrea Maraich di Capodistria e altri, si ventilò e concretò