Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno <1951>   pagina <345>
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il Circolo Garibaldi di Trieste per /'Italia Irredenta 345
la proposta, partita da Raimondo Batterà, Eni ilio e Giacomo Venezian, Ippolito Pederzolli e Credo anche Salvatore Barzilai, di riorganizzare il partito irredentista di azione, e fu deciso di far risorgere il Circolo Garibaldi, del quale!presenti ai costituirono in Comitato direttivo. Ne fu compilato Io Statuto, in cui si leggeva che lo scopo della società era di propugnare la causa nazionale nelle provincic italiane di Trieste* Istria e Goriziano, nell'intento di affrettare la loro congiunzione alla Madre Patria . Il mezzo principale di propaganda popolare nelle terre irredente doveva essere dato natural­mente dalla stampa clandestina, e perciò s'iniziò tosto la pubblicazione saltuaria d'un giornaletto che in breve ebbe larga diffusione a Trieste e in Istria. Portava il tìtolo: L'Eco dell*Alpe Giulia, col motto alertflammam e i due versi danteschi sul confine orien­tale d'Italia, e figurava stampato in Trieste, nella tipografia segreta del Circolo. Ma la polizia austriaca, come dirò tosto, venne ben presto a cognizione da quale officina mila­nese uscisse.
Il primo numero, del giugno 1885, portava un articolo di presentazione: Quello che vogliamo, che diceva, tra l'altro, doversi alimentare la fiamma del patriottismo, mantenere sacro il fuoco dell'entusiasmo nazionale, che mai non deve spegnersi, uè troppo lungamente covare sotto le ceneri, perchè gli avversari neppure possano for­mare speranze che ne rinfranchino l'ardire. E continuava predicendo la inevitabile dissoluzione della Monarchia austriaca, che già appariva ai giovani compilatori del giornale, fotti più; esperti della realtà politica, la necessaria premessa per la redenzione della Venezia Giulia: Un governo che ha posti i suoi fondamenti sul diritto di rapina, e che ritrae l'unico elemento di esistenza dalle lotte che dividono i suoi governati, è destinato a cadere tosto o tardi e a sfasciarsi dinanzi alla luce della progrediente civiltà. Il Circolo non trascurava la questione sociale a vantaggio del popolo e dei lavoratori, tra i quali cercava specialmente di penetrare, ed infatti esso si accostava e appoggiava di preferenza al partito repubblicano di Aurelio Saffi e a quello socialista di Andrea Costa, ambedue generosi propugnatori della causa irredentista giuliana e trentina, negletta e ostacolata dai partiti al potere vincolati all'Austria.
La costituzione del Circolo Garibaldi, e la pubblicazione de la Eco dell*Alpe Giulia misero in qualche inquietudine il Governo austriaco, che a mezzo di àbili con­fidenti reclutati fra gli elementi impuri dell'emigrazione adriatica, potè scoprire facil­mente dove fosse nel Regno il centro di questa nuova organizzazione irredentista, e quali-persone vi partecipassero più attivamente. Lo stesso presidente dei ministri conte Kalnoky s'interessò della cosa, e ne fece scrivere al conte Ludolf ambasciatore a Roma, il quale a sua volta si rivolse per le opportune indagini al cav. Pilat, console generale in Venezia, e al cav. De Cozzi, console generale in Milano. Quest'ultimo potè annunziare nei primi giorni di luglio al presidente dei ministri e al direttore della Polizia di Trieste, che l'organizzazione segreta del Circolo Garibaldi faceva capo in Milano a Raimondo Batterà e a Giuseppe Manzani, i quali si servivano della tipografia Gatti-noni in Via Pasquirolo per stampare l'Iseo eiproclami destinati a essere diffusi nel così detto Litorale austriaco. Egli aveva potuto procurarsi una copia del secondo numero, appena uscito, del giornaletto e alcuni manifesti commemoranti le vittime del 18 lu­glio 1868, e li spedi a Kalnoky scrivendogli che il Manzani, dopo pagato un acconto di Lire 60 al tipografo, aveva ritirato 1000 copie di ciascuno stampato, che inviò a Venezia all'indirizzo di Leone Levi impiegato presso la casa in spedizioni Gomirami, perchè questi col concorso di Edoardo Veneziani le facesse pervenire in piccole partite, mediante i piroscafi del Lloyd, a Trieste, d'onde una parte doveva venire inoltrata in Istria. Altri 500 esemplari dell'eco sarebbero stati spediti a Trieste per la via di Udine,