Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno <1951>   pagina <346>
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Camillo De Franceschi
raccomandati quivi ai due emigrati triestini Giusto Muntiti e Giovanni Marcovich. Il console aveva parole di encomio per la Polizia italiana che, avvisata dalle autorità austriache, dava la caccia a codesti stampati* cosi che il Batterà, per sottrarli al acque-stiro, ne aveva nascosto un pacco nella soffitta della sua casa.
Il Manzani, che coadiuvava allora in Milano, con tanto fervore, il Batterà nella opera di propaganda, era nativo di Pela, figlio d'un orologiaio, e per oltre un biennio, dal 1878 al 1880, era stato uno dei membri più attivi e più audaci del Comitato d'azione di Trieste, dove teneva una bottega di pizzicagnolo in via S. Giacomo Arrestato più volte per sospetto di mene sediziose, egli tuttavia non desisteva dalla lotta contro l'Au­stria, finché convinto, nel novembre 1880, della fabbricazione di due petardi, scoppiati il 17 agosto, vigilia delia festa dell'imperatore, durante una fiaccolata militare, ebbe la condanna a tre anni di carcere duro; il suo compagno Antonio Balbinutti di Ronchi (pur egli aggregato poi, per qualche tempo, al Circolo Garibaldi di Milano) fu condan­nato a due anni e mezzo. Il Manzoni, che, come narra Leone Veronese, dalle carceri dei Gesuiti aveva potuto allacciare segrete intelligenze coi suoi amici e compagni di fede, fu aiutato da questi in un audace tentativo di evasione non riuscito per il tradir mento d'un condetenuto, mentre il Manzani stava perforando un muro della sua cella. Scontò completamente la grave condanna, insieme al Balbinutti, nel castello e peni­tenziario di Gradisca, La polizia austriaca che lo considerava uno dei più pericolosi agitatori irredentisti, seguitò a tenerlo d'occhio, con grande attenzione, anche dopo che fu uscito dal carcere e rifugiato a Milano, da dove il console Cozzi la informava, nel 1885, persino della nascita d'un suo bambino, al quale era stato imposto il nome significativo di Ferrucciol.il Manzani mori a Milano, poco più che trentenne, nelmag-gio 1885.
La sezione milanese del Circolo Garibaldi fu la meglio organizzata, e divenne in breve la fucina principale del movimento irredentista. Le sue prime basi furono gettate nel novembre o dicembre 1884, ma appena nell'anno seguente essa cominciò a spiegare una certa attività. Ne furono soci fondatori, oltre al Batterà e al Manzani, il prof. Luigi Grazioli, l'ing. Emilio Venezian, Domenico Catrizzi e due pisinesi: l'ing. G. Dequal e l'ing. Adolfo Mrach, figlio dell'aw. Adamo. A costoro si aggiunsero, nell'ottobre 1885, il dottor Riccardo Fabris, friulano, autore d'un buon opuscolo di propaganda 11 confine orientale d'Italia, stampato a Roma nel 1878, Antonio Rusconi, Giacomo Venezian (fratello di Emilio), poco dopo nominato professore di diritta civile all'università di Macerata, d'onde passò in seguito a Messina e a Bologna, il quale in quell'anno pubblicò anonimo, d'accordo con Salvatore Barzilai, un assennato opu­scolo sulla questione irredentista, dal titolo Le speranze d'Italia. Arruolatosi, a 54 anni, col grado di maggiore, nell'esercito nazionale, per combattere la grande guerra di libe­razione della sua Trieste, morì eroicamente sul Carso il 20 ottobre 1915.
Vennero successivamente aggregati olla, sezione di Milano il prof. Giovanni Riusa, capodistrianot nella cui abitazione in via San Zeno, n. 4, si tenevano le sedute del Circolo e Giovanni Tlmeus di Portole, scaltro, animoso, attivissimo, che girava per le città del Regno come rappresentante d'una fabbrica di arredi e paramenti sacri, e faceva la spola tra Milano, Trieste e l'Istria; inoltre, nel 1887, l'arch Antonio Tabai, goriziano, compromesso nelle dimostrazioni del 1878, ed evaso dalle carceri criminali di Gorizia, Attilio Mor terra, già condannato a Trieste per lancio di petardi. Angelo Sxnigaglia, Luigi Favetti, Giovanni Pischiutta, e- negli anni successivi l'operosissimo Enrico Liebman, lo scultore Arturo Taddio, Giuseppe Vitta, Giuseppe Battilana, tutti di Trieste e il dalmata, cultore di poesia* Stefano Lallici.