Rassegna storica del Risorgimento
TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno
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1951
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pagina
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348
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348 Camillo DB Franrmehi
Albino Zonatii, Giuseppe Picciolo. Domenico Lovutito da Isola, insigne naturatisia, professore ordinarlo dell*università di Cagliari, dov'era tenuto, per la sua baldanza irredentistica, quasi a confino dal governo liberale d'Italia. Egli era stato tra i pruni a rispondere all'appello di Raimondo Batterà e con lai mantenne per molti armi animato carteggio, collaborando pure nell'Eco. Soldato e amico di Giuseppe Garibaldi, aveva rappresentato, col Batterà e col Vinci, il Circolo nel Pellegrinaggio nazionale del giugno 1887, alla tomba dell'Eroe; pochi giorni dopo scrisse da Cagliari al primo dei suoi due compagni: Io sono sempre qui a pie fermo, pronto a fare tutto ciò die viene domandato, con fatti e non con parole, delle quali Ella ed i suoi compagni devono essere rimasti assordati a Caprera. Lavoro sempre per la nostra santa causa, e per essa spero anche morire. Colla salita al potere del Crispi, il suo cuore come quello di tanti altri irredenti, polpi tò di più fiduciosa aspettativa. 1130 novembre di quell'anno, egli indirizzò agli amici del Circolo Garibaldi di Milano una nobile lettera, che fu pubblicata sull'Eco: E vero diceva che non abbiamo mai disperato per la nostra santa causa, divenuta causa nazionale, essendo sacro per l'Italia il dovere di compiersi, e non potendo essa rinunziare ai suoi diritti; ma forse mai il termometro della speranza fu così alto per noi come oggi, in cui tiene il potere supremo dello Stato Francesco Crispi, uomo circondato dalla fiducia generale del paese. E noi dobbiamo aver fede in lui, che, soldato della libertà e della democrazia, sa come l'Italia non potrà mai essere sicura, se non avrà i suoi naturali confini, le Giulie. Noi daremo prova di questa fiducia e ci mostreremo degni di libertà sapendo aspettare, mostrando, come abbiamo fatto finora, che a noi italiani esuli in terra italiana stanno a cuore assai più gli interessi supremi del paese, che quelli della pur diletta Istria natia, mostrando che la patria grande sta sopra ogni nostro pensiero, e guida ogni atto nostro. E fino a che non sorge l'aurora di quel giorno di salute per noi, lavoriamo, studiamo concordi, senza improntitudini e soprattutto non collegando la causa delle nostre care terre a nessuna schiera di partigiani, dovendo Essa stare sopra ai contrasti di tutti, perchè se essa si è già guadagnata le simpatie di tutti, non deve cessare di muovere appello al patriottismo d'ogni animo italiano, a qualunque partito appartenga, tutti ormai sapendo che senta Alpi e senza Adriatico non ewi Italia .
Ma le delusioni della politica Crispino non tardarono a manifestarsi, né migliorò il trattamento fatto dalle autorità governative agli emigrati giuliani. Ce lo conferma il seguente brano di lettera del professore Domenico Vasconi, altro benemerito patriota istriano, garibaldino pur lui, che appoggiava con giovanile entusiasmo l'opera di propaganda del Circolo. Egli scriveva da Bori, il 2 settembre 1888, all'amico Batterà:
Noi pubblici funzionari del Regno d'Italia, nella nostra qualità di emigrati, siamo iscritti nel libro nero della Minerva', siamo tenuti d'occhio dalla Questura Italiana, alleata tenerissima dell'austriaca: l'uno e l'altra si completano a danno nostro. E di quanto le dito posso darle luminose prove. Da Sassari fui traslocato per punizione a Catanzaro, per avere, come Garibaldino e come emigrato, accettato di leggere il discorso d'inaugurazione di una lapide a Garibaldi, nel qua! discorso, si sa, non potevo non dire che la guerra del 1866fii una guerra da burla, non potevo non ricordare il nostro Martire. Da Catanzaro altro trasloco (nel cuor dell'inverno, con moglie e cinque figli) per punizione a Bari. E sa perchè fai violentemente traslocato (mi avevano concesso duo giorni di tempo) da Catanzaro ? Perchè accusato d'essermi fatto iniziatore d'una colletta a favore della famiglia del glorioso nostro Martire !
Ricorderò inoltre che da Torino corrispondeva con la Seziono milanese del Circolo II dottor Alessandro Lustig, da Venezia il conte Eugenio Rota, generoso largitore dì