Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno <1951>   pagina <350>
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Camillo De Franceschi
fianco della Germania e dell'Austria e forse anche dell'Inghilterra. Di più l'imminente guerra d'Africa assorbe l'attenzione del Paese. Un moto, oggi gioverebbe forse ai eoli avversari sistematici del nostro Governo e condurrebbe alla guerra civili;, conseguenza craesta inevitabile, e che per mia parte vorrei allontanare in ogni modo per pietà del Paese, ridotto a tali estremi. Quindi, secondo il mio parere, oggi occorre continuare la propaganda perche fruttifichi in avvenire, senza scoraggiamenti irriflessivi, tanto più, ohe io credo che a questa guerra malaugurata dovrà inevitabilmente seguire, dopo breve tempo, quella che noi invochiamo. So che il Circolo, e specialmente la Sezione di Trieste, pensa diversamente su questo punto capitale, e quindi credo conveniente che a me sia sostituito un socio che rappresenti le idee della maggioranza, secondo i buoni usi delle Assemblee . Ma le dimissioni del Fabris non vennero allora accet­tate, anche perchè il fantastico progetto sfumo prima di poter essere concretato.
Fra gli stessi capi del Circolo, che approvavano incondizionatamente l'azione extralegale svolta nelle Provincie irredente, sorgeva qualche discordanza sui mezzi di propaganda nel Regno, e alcuni non si peritarono di sostenere doversi ormai abbandonare i vecchi sistemi clandestini di poca o nessuna efficacia, per mettersi sopra un terreno più pratico. Il professore Giacomo Venezian, che fu uno di costoro, comunicò da Macerata, il 19 gennaio 1888, al Circolo l'iniziativa presa da alcuni emigrati giuliani e trentini di fondare nel Regno una grande associazione patriottica, che doveva assecondare gli sforzi di difesa nazionale degli Italiani irredenti Dietro invito del triestino Faltiner, il Venezian s'era accordato con Giosuè Carducci, con l'on. Codronchi e con l'aw. Baratclli, i quali gli avevano affidato l'incarico di compilare gli statuti della nuova società, che fu poi la benemerita Dante Alighieri costituita sul modello della nostra Pro Patria e della successiva Lega Nazionale.
Nel mettersi su questa linea apparente di opportunismo legalitario, il Venezian e i suoi amici non intendevano però di rinunciare all'agitazione antiaustriaca nelle terre irredente, anzi raccomandavano d'intensificarla. Ma ci fu anche chi propose agli Ita­liani dell'Istria e di Trieste di simulare una resipiscente adesione al Governo austriaco, sperando di guadagnarne così la fiducia e l'appoggio nella lotta contro gli Slavi, dei quali si seguiva con ispavento la minacciosa avanzata. L'aw. Giorgio Baseggio, che, come abbiamo veduto, non era stato mai propenso al nuovo Circolo, fini col trovarsi alla testa dei pochi ultra moderati, le cui renitenze e cautele apparivano eccessive allo stesso vecchio Luciani. Il Baseggio, con lettera del 24 dicembre 1891, spiegava il suo pensiero di prudenza e moderazione sotto l'impressione del non ingiustificato allarme delle ultime vittorie elettorali degli Slavi in Istria;
La insurrezione slava e la guerra accanita, che in Istria si fa all'elemento italiana, impongano di considerare il nostro problema sotto un punto di vista nuovo.
Aiuti da parte delVItalia, gl'Italiani dell'Istria non possono sperarne; dura crudele verità, ma verità. Soli, essi non sono in grado di resistere alla marea slava; anche questo dispiace (e a me dispiace nell'anima) ma è altrettanto vero. Per giunta il governo au­striaco si mette apertamente dalia parte degli Slavi, e così la bilancia piega a tutto loro favore.
Se le cose continuano di questo passo, io prevedo fra dieci o quindici anni l'elemento italiano completamente.schiacciato in Istria. Ridotto alle città della costa, i nostri vedranno la rappresentanza politica al Parlamento e qjuel ch'è peggio la maggioranza della Dieta, in mano agli Slavi. E allora si potrà dire finis Histriae; perchè se mai in un avve­nire pia o meno lontano, l'Istria potrà essere liberata, non lo sarà che alla condizione imprescindibile che l'Istria sia italiana, intendo abitata da Italiani. Se l'Austria potesse