Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno <1951>   pagina <351>
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Il Cìrcolo Garibaldi di Trieste per VItalia Irredenta 351
un bel giorno dimostrare all'Europa che in Istria non ci sono piti- Italiana o die sono soltanto la minoranza, la questione sarebbe sciolta e a nostro danno.
Ora io, che voglio l'Istria italiana, e che a questo scopo lavoro, nel limite delle mi piccolissime forse, da 35 anni, io non posso volere che gli Slavi se ne impossessino, e per­ciò credo che, data la situazione attuale, primo dovere di tutti i patri otti sia quello di coni' battere il nemico presente e più audace. Al resto penseremo poi. JS il nemico presente è lo Slavo; contro di lui bisogna rivolgere tutte le forse, e sei provato che noi, senza l'aiuto del Governo, non possiamo combatterlo, io mi senio capace, anche di fare un sacrificio enorme e di dire ai nostri amici dell'Istria: Fate di necessità virtù, mettete, per ora, in disparte lo vostre aspirazioni nazionali, fìngete di non averne, o di averle dimenticate, e volgetevi al Governo austriaco, perchè vi aiuti a combattere lo slavo. Se il Governo- sarà con voi, potrete rintuzzare l'audacia degli invasori, ricostituirvi solidamente'nella vostra ammini­strazione interna, rifare le scuole italiane, cacciare al diavolo i preti slavi, ottenere che la lingua italiana torni ad essere, com'era in passato, la lingua ufficiale del paese; e allora... allora da cosa nasce cosa e U tempo le governa. Chi va alla guerra deve accettare la battaglia, secondo che il caso gliela offre, e non può sempre scegliere. Tutto ciò vorrà dire un ritardo nell'adempimento dei nostri voti, ma meglio un ritardo die un naufragio.
Ma per conseguire questo risultato, è necessario disarmare il Governo austriaco, levargli i sospetti, da cui esso è ora dominato, persuaderlo che le popolazioni istriane, sono con tui sincere. È quindi, prima di tutto necessario che gli emigrati non guastino l'opera con manifestazioni inopportune; in certi casi il silenzio è d'oro. Serbiamo la nostra fede, coltiviamo le nostre speranze, ma non danneggiamo la nostra causa con atti che, senza gio­vare qui, sono pericolosi e imprudenti là.
Perciò io crédo che TEco delle Alpi Giulie dovrebbe cessare le sue pubblicazioni; sarebbe Catto pia patriottico che avesse mai fatto, e le nostre provincia terrebbero confo di questo sacrificio ai cittadini, che lo avessero compito.
Invece il giornaletto continuò le sue pubblicazioni saltuarie sino a tutto Tanno 1895, per riprenderle nel 1898, dopo la cessazione del Circolo Garibaldi, come Organo delle provincie italiane soggette all'Austria , ma non durò che un anno. L'ultimo numero usci nel gennaio 1900 per commemorare la morte e descrivere le onoranze funebri di Raimondo Batterà.
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Mi resta ora di accennare alla sistemazione triestina del Cìrcolo Garibaldi, che ostentò sempre la propria sede centrale in Trieste, dove effettivamente era sorto, simu­lando quindi l'origine segreta locale delle sue pubblicazioni, introdottevi invece da Milano per le vie di Udine, Venezia, Ravenna.
Il Circolo Garibaldi di Trieste aveva, dal 1885, oltre ad uno statuto stampato per le sezioni del Regno, un regolamento riservatissimo manoscritto, destinato alle organizzazioni singole della Venezia Giulia e del Trentino, composto di 12 articoli, compresa un'ampollosa furinola di giuramento, tolta a prestito da qualche antica venr dita carbonica o da qualche loggia massonica, e un'oscura minacciosa sanzione contro spergiuri e traditori. Ma di codesti anacronistici articoli statutari nessuno faceva uso
né: si curava.
La parto direttiva del Circolo era stata assunta da un piccolo gruppo di patrioti anziani, tra cui alcuni consiglieri comunali dell'ala estrema, rimasti sempre impenetra­bilmente nell'ombra, perchè agivano, tra amici fidatissimi, con somma circospezione,